2.5- La morte dell’arte è avvenuta prima della sua nascita

Come citato ad inizio capitolo, la morte dell’arte in Occidente avviene negli anni sessanta; credo che qualunque filosofo o critico d’arte, in quel momento sia stato concorde che questa fine del susseguirsi di avanguardie artistiche abbia rappresentato l’intero contemporaneo delle arti. Forse all’epoca si ignoravano ancora le potenzialità espressive di alcuni paesi dell’Asia, dell’Africa e dell’Oceania, o forse le si tralasciava deliberatamente, ritenendoli erroneamente non capaci di creare un prodotto artistico valido per l’occidente.

Andy Warhol è l’omicida dell’arte, il distruttore dell’ordine prestabilito, eppure lo stesso Warhol veste i panni di Shiva, dea della distruzione e della creazione, in quanto in quel momento non solo distrusse, ma regalò pure nuova vita al mondo artistico ormai un po’ adagiato su se stesso.

Potremmo continuare in quest’ottica, riprendendo un discorso fatto precedentemente, ragionando su come forse è stata proprio questa dipartita della storia dell’arte ad aprire le porte a quei personaggi che sono andati a rigenerarsi nella così detta “friche”. In quei territori devastati, brulli e che fino a poco tempo prima erano considerati sterili. È proprio negli anni sessanta infatti che nasce il mito New Age del viaggio in India; star del cinema, cantanti e non solo corrono a Varanasi per poter, almeno una volta nella loro vita, fare il bagno nel Gange; si era aperta la caccia alla spiritualità alternativa. In quello spasmodico bisogno di una nuova spiritualità che possiamo individuare il primo germe dell’interesse verso le nuove culture e le nuove arti; la conseguenza inevitabile è che gli artisti locali, cercheranno in maniera sempre più intensiva di creare un prodotto che piaccia alla controparte.

Preso in considerazione che A. Danto parlando della morte dell’arte non si riferisse alla fine della produzione di opere d’arte, ma alla fine del susseguirsi delle avanguardie e della fase sperimentale, possiamo asserire che questo discorso sia corretto anche per i paesi da noi presi in considerazione? La risposta ovviamente è no. Come per ogni cosa, dopo un forte cambiamento, in questo caso parliamo dell’introduzione di un nuovo fare artistico, segue un periodo di fermento sperimentativo, che ad oggi possiamo affermare con sicurezza, non si è ancora arrestato.

La novità proveniente da Oriente, inevitabilmente finisce per scuotere il terreno sotto i piedi di quegli artisti che si trovavano e si trovano, ad oggi, in Occidente, rimestando le carte in tavola e resuscitando il fare sperimentale.

Quindi non solo l’arte non è morta prima della sua nascita, ma negli stessi anni in cui, ormai vecchia, volge al crepuscolo, trova la fonte della giovinezza in luoghi inaspettati.

Etel_AdnanFra quegli artisti che per primi fanno capolino nell’ambiente culturale occidentale, sicuramente dobbiamo ricordare Etel Adnan (Beirut 1925), fra le più grandi esponenti dell’arte contemporanea Libanese. Ha vissuto nella sua patria prima, durante e dopo la guerra, frequentò la scuola superiore di lettere e per alcuni anni insegnò proprio in Libano; solo quando si trasferì ormai adulta negli Stati Uniti sentì la necessità di narrare la sua storia, la storia comune della sua gente con vari medium espressivi. Possiamo considerarla una scrittrice, una poetessa e una pittrice, ma la realtà è che nelle sue opere spesso i tre linguaggi convivono, creando un quarto modo di esprimersi molto intimo. Le sue opere spesso dai tratti tragici, piacquero molto al pubblico statunitense ed europeo, tant’è che in breve divenne un’artista affermata. Negli Stati Uniti, continuò gli studi a Berkeley e Harvard, finendo per insegnare al Dominican College di San Rafael in California. Il suo primo libro, dal titolo “Moonshots” venne pubblicato nel 1966 e conteneva già in origine i segni grafici che la i_s.1_1contraddistingueranno. In “Apocalypse Arabe”, ogni segmento del bellissimo poema è punteggiato da segni che intrecciano, sul testo, spesso denso, un sistema di significato: scrive STOP, ma la freccia indica avanti, avanti.

Molto interessanti sono anche le opere pittoriche, composte da forme quasi geometriche che si intersecano e si sovrappongono creando una sorta di affastellamento di campiture cromaticamente distinte, che inevitabilmente rimandano alle campagne composte da campi arati e coltivati con diversi ortaggi o, a seconda di come vengono disposte, possono richiamare le macerie provocate dalla guerra nel suo paese.

Ciò che di lei più mi sorprende è l’utilizzo dei colori, quasi sempre caldi, e quando utilizza gamme cromatiche più fredde, cerca sempre di farlo con colori molto terrosi e tendenti al pastello.

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LBM

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