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aiweiweiAi Weiwei nasce a Pechino il 28 agosto 1957 dal poeta Ai Qing (anch’egli dissidente politico). Si è diplomato all’Accademia del Cinema, per poi dedicarsi successivamente alla pittura. Nel settembre del 1980 le autorità di Pechino concedono a Stars (collettivo cofondato da Ai Weiwei negli anni ’70)  di allestire una mostra alla China Art Gallery di Pechino la prima mostra d’arte contemporanea in un museo cinese; l’esposizione attirò numerosi visitatori.

fbSale agli onori di cronaca nel 2008 quando le autorità di Shanghai lo invitano a costruire a Malu town uno studio, per rendere l’area una zona per artisti. Sempre nel 2008 a Sichuan un terremoto provoca circa settantamila vittime; tantissimi studenti muoiono sotto le macerie delle scuole. Ai weiwei accusa il governo cinese di aver usato materiali scadenti per costruire tali edifici e pubblica sul suo blog i nomi dei cinquemila bambini morti. Da questa azione può articolarsi la nostra esposizione sulla mostra Ai Weiwei. Libero ancora in corso a Palazzo Strozzi, di fatto mai come in questa esposizione arte e politica si sono fuse in un fortunato connubio.

1-istallazioneLa mostra si apre con l’istallazione Stacked presentata per questo luogo in un allestimento site specific, composta da 950 biciclette, mezzo di trasporto e parte integrante dell’identità cinese. Opera riallestista fin dal 2003, anche con il titolo di Forever, rinvia al ready made e quindi alla ruota di Duchamp, ma con quest’opera, l’artista, vuole anche esporre il problema dei trasporti nel suo paese, dall’inaccesibilità al forte impatto ambientale. Per Ai Weiwei la bicicletta conserva inalterato il fascino di cui godeva quando era bambino, all’epoca possederne una equivaleva a possedere la libertà stessa, tema caro all’autore. Il marchio dei veicoli utilizzati (Forever) era l’unico marchio commercializzato in Cina negli anni ’40 ed anche il più diffuso durante la sua infanzia. Stacked separando i veicoli dalla loro funzione, li riconfigura come una sorta di labirinto, simile alla rete internet e per impatto architettonico ad un arco di trionfo o ad un monumentale portale di ingresso nel suo mondo artistico e politico.

2-istallazioneNella seconda stanza entriamo immediatamente in contatto con la catastrofe del terremoto nel Sichuan di magnitudo 8.0 avvenuto il 12 maggio del 2008 alle 14:28. Migliaia di studenti morirono a causa del crollo delle scuole, Ai fortemente turbato dall’accaduto si reca nei luoghi interessati per condurre un’indagine privata che lo porterà alla denuncia nei confronti del governo per l’utilizzo di materiali scadenti per la costruzione degli edifici e alla conseguente pubblicazione nel suo blog dei nomi delle vittime, causa scatenante l’arresto nelle settimane successive.

La memoria dell’evento è cristallizzata nelle due opere presenti, sulla parete d’ingresso Snake Bag, formato da 360 zaini cuciti che ricordano i moltissimi oggetti appartenuti agli studenti, trovati dall’artista fra le macerie; sul pavimento Rebar and case costituita da contenitori in pregiato legno huali contenenti le riproduzione in marmo bianco dei tondini di ferro sformati dalla scossa sismica, l’istallazione dal forte potere evocativo possiede in se la potenza per trasportarci al centro dell’azione e la capacità di celare con austera dignità i retroscena più intimi della tragedia.

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6-istallazioneNella seconda stanza compiamo un salto nel 1993 quando l’artista ritornato a vivere in Cina dopo il periodo statunitense inizia a collezionare mobilio e parti di templi della dinastia Ming (1368-1644) e Qing (1644-1911) abbattuti dal governo per essere sostituiti da nuove costruzioni. Nei lavori in legno Ai Weiwei interpreta la tradizione cinese: l’armonia delle proporzioni e la capacità costruttiva che non prevede chiodi ed incollaggi a favore di un raffinato intreccio di incastri. Map of China è un puzzle di legni che simboleggia le diversità etniche e culturali di un paese che pur restando unitario rappresenta la fusione di un’enorme massa di individui. L’artista se pur fedele agli antichi valori formali sceglie di stravolgerli nei due tavoli, esaltandone il nonsense, stravolgendone la struttura, ma mantenendone comunque inalterata la patina del tempo.

4-istallazioneLa scultura di sgabelli che troneggia al centro della stanza è un omaggio al gioco di incastri di cui parlavamo prima, lo sgabello inoltre è uno degli oggetti che meglio interpreta la tradizione popolare cinese sfidando la gravità in una composizione modulare ed accentrante che ricalca alla perfezione lo schema delle megalopoli del levante.

Le pareti della stanza sono ricoperte dalla carta da parati The Animal That Looks Like a Llama But is Actualy an Alpaca, composta da un complicatissimo intreccio di simboli come il logo di twitter, un alpaca, telecamere di videosorveglianza e catene, che ricordano all’artista oltre alla detenzione il severo controllo a cui è sottoposto il popolo cinese da parte del governo. Il curioso nome è ispirato al gergo di internet utilizzato in Cina per aggirare il controllo della censura.

12-istallazioneLa sala successiva denominata Renaissance è dedicata alla rilettura del rinascimento da parte dell’artista, i poliedri Divina Proportio e Untitle (wooden ball) evocano i disegni eseguiti da Leonardo da Vinci per illustrare il trattato De divina proportione di Luca Pacioli del 1497.

I ritratti in lego proseguono la serie di quelli dei dissidenti politici, per Firenze Ai Weiwei ha scelto quattro personaggi del passato legati alla città che hanno subito privazioni della libertà. I prescelti sono Dante Alighieri, esiliato per eccellenza della storia letteraria italiana e mondiale, Filippo Strozzi, bandito per venti anni (costruttore in seguito del palazzo stesso), come il padre dell’artista, Girolamo Savonarola, figura discussa e giustiziato per l’opposizione al regime dei medici e di Galileo, incarcerato per aver difeso le proprie idee. Volti che nei colori surreali dei mattoncini diventano immagini ludiche e pop.

Fondamentale per il linguaggio di Ai è il rapporto fra tradizione e modernità, attraverso la manipolazione di oggetti, immagini e metafore, l’artista mostra il sentimento ambivalente del proprio paese diviso fra tradizione e ribellione. Dropping a Han Dynasty Urn è una controversa e famosissima performance del 1995 che lo vede distruggere un’antica urna funeraria della dinastia Han (206 a.c.-220 d.c.) di oltre 2000 anni. I tre scatti fotografici che testimoniano l’azione, sono stati riprodotti in mostra mediante i mattoncini lego.

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13-istallazioneColpisce l’espressione indifferente dell’artista, inconsapevole/consapevole dell’atto dissacratorio verso un’opera d’arte così antica e di conseguenza verso le proprie origini culturali richiamo immediato alla propaganda e alle azioni portate avanti dalla rivoluzione culturale.

La stessa direzione di ricerca e alla base dell’istallazione posta sul pavimento della stanza, Han Dynasty Vases whit Auto Paint, composta da antichi vasi che l’artista ha immerso in latte di vernice da carrozzeria annullandone il valore storico-artistico e trasformandoli in opere d’arte contemporanea pop.

Nel lavoro di Ai Weiwei come abbiamo visto si fondono elementi contemporanei e storici e riallacciandosi alla produzione autoctona dello Jingdezhen antica capitale per la fabbricazione della porcellana presenta i tre oggetti protagonisti delle tre teche nella prima delle stanzette secondarie.

La prima delle vetrine contiene la riproduzione di alcuni resti umani rinvenuti in uno dei campi di lavoro (remains) nei quali furono rinchiusi i dissidenti politici durante la grande Rivoluzione Culturale, come il padre di Ai. La seconda ospita una riproduzione di un’onda (The Wave) elemento grafico tipico delle pitture della dinastia Yuan (1271-1368). La terza ed ultima teca contiene Free speech Puzzle una miniatura composta da 32 elementi sempre in ceramica che uniti assieme compongono la cartina della Cina divisa in regioni, la tradizione buonaugurale di scrivere il nome della propria famiglia su piccoli pendagli di varia natura è qua ripresa con la scritta Free speech, a simboleggiare un nome condiviso da tutto il popolo cinese a buonaugurio di una salda unità nazionale.

Lo stesso principio di Remains è stato utilizzato anche per gli Objects, oggetti che hanno segnato fortemente la sua detenzione realizzati in materiali pregiatissimi come il legno huali (prima gruccia), il cristallo (seconda gruccia), la ceramica (interiora di pollo) e la giada (manette – foto non presente).

21-istallazioneStudy of Perspective è un insieme di fotografie, suddivise in due sale, dei più importanti monumenti mondiali accomunate dal dito medio alzato dell’artista. Il gesto provocatorio e dissacratorio vuole sensibilizzare la gente affinché si ponga questioni riguardo i governi, le istituzioni e la cultura. Per la mostra è stata realizzata una nuova foto con palazzo strozzi come protagonista.

Con le mattonelle in porcellana Blossom l’artista oltre a porre l’attenzione dello spettatore sulla straordinaria capacità del popolo cinese nella lavorazione della porcellana, richiama alla memoria la campagna detta dei “Cento Fiori” periodo storico che nel 1956 ha rappresentato un breve momento di apertura da parte del governo nei confronti della libertà di espressione.

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Con l’istallazione Iron Grass, Ai Weiwei ci riconduce ancora una volta al tema della censura di internet, infatti la parola erba in cinese è anche un imprecazione, questa istallazione è altresì associata al distretto Caochangdi a nord-est di Pechino dove l’artista ha lo studio.

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Nella stanza attigua, l’artista ha scelto di collocare alcune grandi sculture riproducenti animali fantastici tratti dal libro Shanhaijing, un classico della letteratura cinese che da bambino non poté leggere. Per la costruzione di questi esseri che animano il soffitto si è servito delle maestranze specializzate nella costruzione di aquiloni, altro tratto distintivo della cultura del suo paese. Anche per le sculture della serie Zodiac Heads formata dai busti degli animali dello zodiaco cinese in bronzo (in mostra ne è presente una soltanto), ha attinto a piene mani dalla mitologia del suo paese.

24-istallazioneInfondo alla stanza la presenza quasi impercettibile di una telecamera in marmo ci ricorda ancora una volta il periodo di detenzione che l’artista ha vissuto nel 2011, quando segregato in casa propria, il governo, mise militari e telecamere a sorvegliare la sua abitazione. Come quelle telecamere, anche questa è rivolta verso l’uscita quasi a voler osservare i visitatori che lasciano la mostra.

L’ultima stanza del primo piano è dedicata ad un’unico avvenimento. Nel 2008 infatti l’artista viene chiamato dalla prefettura di Shanghai a costruire uno studio nel quartiere di Malu Town per riqualificare il quartiere malfamato, ma nel 2010 a lavori ultimati, la stessa prefettura presa nota dell’attività politica svolta da Ai Weiwei decreta che la struttura è stata eretta senza i permessi necessari e la conseguente demolizione. Così Ai invita circa 800 ospiti a festeggiare la conclusione dei lavori e la demolizione del suo studio; pur non potendo partecipare, dati gli arresti domiciliari, la festa si svolge ugualmente il 7 novembre 2010 e gli ospiti mangiano granchi di fiume. He Xie i granchi mangiati dai commensali portano un nome dal suono molto simile allo slogan del partito comunista cinese “Armonia” a sua volta divenuto in cina sinonimo di censura, così decide di esporre in un angolo 1500 granchi in porcellana finemente riprodotti a mano. L’11 gennaio del 2011 lo studio viene raso al suolo e nonostante l’immane sforzo delle autorità volto al non far impadronire nessuno delle macerie originatesi dall’edificio, riesce comunque ad entrare in possesso di alcuni frammenti che ricompone attorno ad una testiera da letto della dinastia Qing (1644-1911) creando l’istallazione Souvenir from Shanghai.

Al piano della Strozzina segue la seconda parte della mostra che documenta il suo periodo Newyorkese ed il conseguente ritorno in Cina. Ai Weiwei infatti si trasferisce a New York a ventiquattro anni, attirato dallo stile di vita e dalla cultura occidentale, in un primo momento frequenta la Parsons New School for Designe in Greenwich Village, che abbandona ben presto dimostrando fin da subito il suo atteggiamento nei confronti delle autorità.

A New York per mantenersi fa due lavori e contribuisce in maniera sostanziale al suo mantenimento con i ritratti che realizza per strada e con quella, che poi divenne leggendaria, capacità di giocare a Blackjack; in quel periodo il suo appartamento diventa luogo di ritrovo per tutti quegli artisti cinesi che vivono un esilio volontario ed imposto in america, diventando a sua volta un ponte per loro con la madre patria. In questo periodo entra in contatto con le opere di Duchamp, Andy Warhol e Jasper Jhons che influenzeranno profondamente la sua direzione di ricerca.

Nelle sale che seguono della mostra viene illustrato in una serie ossessiva di fotografie quanto i nuovi media abbiano influenzato fortemente la poetica dell’artista, in prima istanza entriamo in contatto con le foto che documentano la stretta sorveglianza a cui era sottoposto l’artista Photographs of surveillance, che in un certo qual modo influenza anche l’istallazione di Copenaghen composta da uno schermo che trasmette 24h al giorno le immagini della sirenetta, in tempo reale, in prestito temporaneo a Pechino. A terra alcuni oggetti scolpiti in marmo (una maschera antigas ed alcuni salvagenti) testimoniano la forte sensibilità dell’artista verso i problemi ambientali e migratori di sconvolgente attualità (da qui anche i gommoni sulla facciata).

Seguono i Cicli Beijing East Village, Leg Gun e Selfie composti da una sempre più fitta documentazione fotografica e dalle foto risultato del suo blog, una piega virale che ha preso la sua opera negli ultimi anni.

aiweiwei.com

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L.B.M.