1.5- Arte retroattiva

Le opere d’arte da sempre parlano dell’epoca nella quale vengono create. Una Madonna, pur rappresentando un soggetto sacro, è sempre stata vestita con vesti che rispecchiano la moda del periodo in cui è stata dipinta o scolpita; pensiamo per esempio alle Vergini dipinte da Caravaggio e quanto distanti (dal punto di vista del vestiario) siano dalle Vergini dipinte da Giotto. Pensiamo all’arte di propaganda o commemorativa di grandi eventi, le battaglie, le parate e i ritratti dipinti da Piero della Francesca o da Mantegna. Da sempre l’arte è volontariamente o involontariamente narrazione del suo tempo; ma se per un periodo di tempo l’arte viene limitata dalla censura? Se diciamo che per mezzo secolo gli viene impedito di narrare il suo tempo? A questo punto, nel momento in cui torna la possibilità di narrare liberamente, entra in gioco un’arte retroattiva. Non assistiamo ad un falso storico, ma a quanto di più contemporaneo esista, ovvero, la voglia di raccontare una storia taciuta per molto tempo.

production-fc094358bc997c8d81414a4844e7b91d-Wang_Qingsong_protrait_BWÉ il caso ad esempio del cinese Wang Quing Song (Heilongijang – Cina 1966); nel suo trittico/performance realizzato nel 2001, l’artista in tre momenti realizza tre monumenti (tableau vivant) rappresentanti il passato, il presente e il futuro. Quing Song nel passato osserva il monumento composto da soldati, coperti di terra (dall’esterno) nelle vesti di un militare ferito, nel presente (il monumento è composto da studenti, lavoratori e intellettuali color argento) è sempre osservatore esterno, ma questa volta nei panni di un cittadino benestante con al guinzaglio un cane pechinese, nel futuro, l’artista non è più all’esterno, anzi, si trova al centro della composizione color oro rappresentante i contadini1.

Nella sua rappresentazione dei tre momenti della storia cinese, quello che colpisce di più è la rappresentazione del passato, che fino al momento della realizzazione della sua performance veniva rappresentato come glorioso e vittorioso. Il suo gesto di colorare i combattenti color terra e la scelta di collocarsi all’esterno della composizione nelle vesti di un soldato ferito, altro non è che la critica ad un sistema politico-narrativo. Il passato non è più glorioso né divino, il passato viene reso per quello che è: la carneficina di giovani soldati, infangati e non ricoperti d’oro. La composizione segue una diagonale dall’alto verso il basso, indicando quindi il contrario di un’ascensione (verso un’ipotetica gloria) cercando di esacrare il concetto di Rivoluzione Culturale e quindi di Repubblica Popolare Cinese1.

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Sui_Jianguo_PicUn concetto molto simile viene ripreso da Sui Jianguo (Quingdao – Cina 1966), sempre in Cina, con le sue Legacy Mantle del 1998, qui l’artista trasforma le giacche maoiste in involucri metallici vuoti (riprendendo il concetto di pieno e di vuoto orientale); queste IMG_3911“abitazioni per corpi” plumbee e pesanti, ci restituiscono tutta l’angoscia, il terrore e la repressione che il paese ha vissuto negli anni di Mao. Questa divisa è un capo d’abbigliamento impenetrabile e infrangibile che assurge ad immagine della Cina stessa. Mao è ancora presente pur nella sua assenza.

Vahap_Avsar_roportaji_1Distante dalla Cina, per la precisione in Turchia, è Vahap Avsar (Malatya – Turchia 1965) che in IPDAL SERIES del 2010 riprende questa tensione e repressione degli anni trascorsi nel suo paese. Ci dà un dato preciso: l’anno al quale fa riferimento è il 1983 e l’azione che ci narra è la censura effettuata dal governo militare di quegli anni che ha finito per colpire persino delle cartoline fotoromanzesche che narrano l’innocente storia d’amore fra un militare e una ragazza (atteggiamento, per un militare, non consono all’immagine che doveva trasmettere). L’azione dell’artista è solo quella di ingrandirle 10 volte, raggiungendo la dimensione di 120X154, per poi ristamparle su carta. Un’opera che narra una storia pressoché sconosciuta a ventisette anni di distanza.

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081215-jacir-portraitStesso tipo di azione è quella fatta da Emily Jacir, in Palestina, nel 2010-12, che fotografa ex-libris provenienti da libri sequestrati nel 1948 dalle milizie israeliane e li ristampa su alluminio, ingrandendoli. L’artista si è concentrata sulle tracce lasciate dai precedenti proprietari, in un primo momento, e solo poi si interessa a quei libri che hanno evitato la denominazione A.P. (proprietà abbandonata nella ridisposizione all’interno della biblioteca israeliana). Le fotografie sono state scattate con un cellulare Nokia N8. Di 30.000 libri sequestrati, solo 6000 hanno trovato una nuova ubicazione. Inevitabile è il parallelismo con la Notte dei cristalli messa in atto dai nazisti nel 1938 ai danni degli stessi ebrei, che a 10 anni di distanza, commettono lo stesso scempio a danno dei palestinesi, una storia taciuta che riemerge quasi 70 anni dopo grazie all’opera della Jacir2.

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5-Ariel-Schlesinger-klein-200x150Del medesimo bacino culturale è Ariel Schlesinger (Gerusalemme – Israele 1980), i suoi Burned Carpet, ci raccontano la storia centenaria delle continue trafugazioni di opere d’arte mediorientali da parte dei tedeschi ad inizio ‘900. I suoi tappetti sono bruciati in memoria di quei tappeti portati a Berlino nel Pergamon Museum, e andati combusti durante la Seconda Guerra Modiale.

All’epoca lo stato tedesco decise di restaurarli per riportarli agli antichi splendori. Schlesinger giudica quest’azione come l’ennesimo vilipendio, così decide di creare dei remake che raccontino questa storia di furto con delocalizzazione e di negazione della storia stessa dell’oggetto. I suoi tappeti sono stendardi, simulacri del furto culturale e materiale perpetrato dagli europei in medioriente; con questa azione in un certo senso restituisce una storia a quegli oggetti che l’hanno persa.

La necessità di restituire una memoria ad un avvenimento o ad un popolo è primaria in molti artisti, sopratutto se questi provengono da paesi dove per molto tempo è stata negata la libertà di parola. Questa necessità porta molto spesso alla creazione di veri e propri archivi, aperti alla consultazione di chi vuole approfondire temi spesso poco conosciuti.

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1 Jones Dalu, Salviati Filippo e Costantino Mariagrazia, Arte Contemporanea Cinese, Electa, 2006, Milano,

p.p. 72-76

2Scotini Marco, Too Early, Too Late (catalogo mostra), Mousse Publishing, 2015, Bologna, p.p. 210-211

LBM