2.3- La trionfale entrata di una contemporaneità omogenea

“la civiltà delle macchine produce in serie anche la solitudine dell’uomo”

(Sàndor Màrai)

Se abbiamo individuato il 1798 come momento temporale legato all’ingresso ufficile quale entrata della modernità nel mondo isalmico, che data possiamo indicare come l’effettivo inizio di una modernità diffusa?

Bisognerebbe partire con il presupposto che ogni parte della terra, vive la contemporaneità in maniera diversa; oramai con l’avvento di internet ogni parte del mondo è in collegamento con le altre e ognuna può attingere alle novità ed al progresso. Quello che frena questa corsa, semmai, non è la mancanza di un’effettiva identità moderna, ma piuttosto le condizioni economiche proibitive di una data area.

Se parliamo delle ex-colonie, inevitabilmente dobbiamo considerare come prima data di effettivo accesso a questo status, l’anno della propria indipendenza dall’invasore straniero; anche se molte volte le guerre civili hanno martoriato e stravolto un paese riportandolo nell’oblio del medioevo.

Possiamo affermare con certezza che la fine della seconda guerra mondiale, con la disfatta, fra gli altri, di nazioni come l’Italia, segna l’ingresso di alcuni paesi nel mercato globale, come ad esempio il Giappone (altro stato sconfitto). Per altri paesi come l’Etiopia, viene stabilità l’indipendenza, ma non la pace e dopo 30 anni di guerra civile, conclusasi con la scissione dall’Eritrea, si posticiperà l’ingresso di questo paese nello scenario contemporaneo fino agli anni ’90. Per paesi come la Cina, la Corea, o il Vietnam, la salita al potere dei regimi comunisti, porteranno il paese a pagare un caro prezzo nell’era moderna, pagando in vite umane e perdendo molte delle radici legate alle tradizioni secolari.

Se da un lato il 1965 segna per la Cina l’inizio della Rivoluzione Culturale, inevitabilmente provoca la morte di molti culti ancestrali, di usanze antiche risalenti all’origine del paese stesso e di riti ulteriori che non rientrano nell’ideale comunista. Quindi il paese fa il suo ingresso nel mondo moderno, come se avesse ottenuto una mezza vittoria: industrializzandosi e adeguandosi agli standar globali, rinunciando ad una parte di sé.

Citando un altro facile esempio e tornando più vicini all’Europa, possiamo parlare della Turchia; infatti la Turchia moderna venne fondata nel 1923 da Atatürk, che avviò una serie di riforme e di campagne di sensibilizzazione, che ben presto lo resero padre della patria.

Atatürk viene ricordato da tutti come l’uomo che proiettò il suo paese nel contemporaneo; ma la domanda da porsi può essere: effettivamente, quel tipo di contemporaneità è quella da noi intesa in questa sede? Ovviamente no, ma sicuramente ha gettato le basi per la grande nazione che noi oggi conosciamo.

L’India, come prima citato, invece può trarre le sue origini di modernità nell’operato del suo ex Primo Ministro Indira Gandhi, che cercò di abbattere definitivamente gli impedimenti sociali portati dal sistema delle caste, introducendo una nuova politica economica di apertura verso l’Occidente, e ponendo definitivamente le basi di una pace fra le etnie in continua lotta sul territorio indico.

Dal suo operato, da quello di suo figlio dopo di lei, e attualmente da quello di sua nuora (di origine italiana) Sonia Gandhi, provengono le riforme che hanno portato il paese ad essere uno dei paesi con maggiore influenza sullo scacchiere economico.

Dal punto di vista artistico, possiamo parlare di arte contemporanea, diffusa in maniera omogenea, dall’inizio degli anni ’90 in poi. Il propagarsi delle biennali, vere e proprie exibition itineranti, l’avvento di internet e la costruzione di musei dedicati all’arte occidentale del ‘900 in molti paesi medio orientali, orientali e africani, hanno dato la possibilità a molti ragazzi ed adulti, di entrare in contatto con il sistema dell’arte, senza dover per forza andare a studiare lontano da casa, spesso e volentieri con spese troppo onerose.

L’accoglienza non poteva che essere migliore, e in ogni paese si è venuto a creare uno scambio biunivoco: da un lato, un sistema dell’arte vecchio e stantio che si rigenera in ambienti nuovi e con idee più fresche, dall’altro gli artisti possono entrare in contatto con nuovi mezzi d’espressione e avere uncontesto espositivo diversificato all’interno del quale collocarsi.

Non è da poco nemmeno l’operato delle gallerie europee che, aprendo sedi in paesi lontani, assumono la funzione di talent schout e portano in Occidente ventate d’aria fresca, putroppo però, forse troppo spesso, limitando la creatività di molti personaggi, attraverso l’imposizione di un senso estetico gradito al gusto europeo.

La contemporaneità non può essere definita in termini di benessere economico, né in termini di industrializzazione, potrebbe essere benissimo identificata invece come un progresso sociale, l’inizio quanto meno, di una marcia verso il totale riconoscimento dei diritti umani. Non è il traguardo, ma il mettersi in corsa, e da questo punto di vista, oramai ogni paese a piccoli passi si sta muovendo in avanti.


2.4- Vite parallele – Arti parallele

Credo che la maniera giusta per creare un parallelo non sia di certo quella di prendere in considerazione un dato periodo, suddividerlo in decadi o in lustri e cercare quali artisti siano più rappresentativi in quel quinquennio o decennio, in quanto è inutile, come abbiamo visto nei capitoli precedenti, considerare una modernità omogenea. Mi concentrerei piuttosto in un discorso generale che differenzi degli stilemi comuni e differenti, sulla base delle aree geografiche.

kazuo shiragaLa Body Art, ad esempio, si diffuse in Europa e negli Stati Uniti a partire dagli anni sessanta, e trovò un terreno fertile anche in paesi come il Giappone, dove contemporaneamente all’Occidente, alcuni artisti si cimentarono in incredibili performance. Portremmo dire per essere più precisi, che il contributo che diede il Giappone in questo caso, fu fondamentale per l’evoluzione di questa pratica artistica. Fin dagli anni cinquanta artisti come Kazuo Shiraga (Amagasaki 1924 – 2008), appartenente al Gruppo Gutai (Concreto), seppur parte formalmente di un movimento di Action Painting, con i suoi movimenti estremamente misurati e precisi, le parti del corpo imbevute nel colore, per lasciare un segno sulla tela, collocano il proprio lavoro fra le Antropometrie di Yves Klein, e le fotografie con interventi pittorici di Arnulf Rainer. Sempre parte del gruppo Gutai è l’artista Atsuko Tanaka (Osaka Original Version1932 – 2005), che con il suo “Electric Dress” (1956) segna un punto fermo nel firmamento dell’arte contemporanea. atsuko-tanakaL’opera è costituita da un vestito fatto di lampadine e di cavi elettrici, presentato alla Second Gutai Exibition; l’artista è all’interno dell’opera per tutto il periodo dell’esposizione, la sua presenza, costituisce la prima vera e propria performance su suolo nipponico. Quest’esperienza viene seguita a murakami0001ruota dall’artista Saburo Murakami (Kobé 1925 – Kyoto 1996), sempre nel 1956, l’opera si chiama “Breaking Trough Opening Many Paper Screens”, ed è una performance di pochi secondi di durata, ma dall’impatto colossale. L’artista rompe a spallate e con la testa una serie di pannelli di carta; metaforicamente potremmo dire che in questa maniera il Giappone stesso rompe l’ultima membrana fra lui e la civiltà occidentale, conquistandosi di diritto un posto nella modernità artistica.

1954 Gutai 1955 Murakami Saburo 40 fogli

Un decennio dopo fa la sua entrata nel paese del sol levante, il movimento Fluxus, e proprio da qui, proverranno le due principali esponenti del movimento: Yoko Ono (Tokyo 1933) e Shigeko Kubota (Niigata 1937). In particolare fu la seconda, con la sua opera Vagina Painting del 1965, a sconvolgere nuovamente il mondo1.

Perchè proprio in Giappone attecchisce così in fretta una maniera di far arte distante dalla tradizione orientale? Personalmente ricercherei l’origine di questa predisposizione nel generale sentimento di libertà seguito alla promulgazione della costituzione giapponese dopo il 1946, o meglio se vogliamo identificare una data di inizio di questo moto di liberazione sarebbe proprio il primo gennaio 1946, con il discorso di inizio anno dell’Imperatore Showa, passato alla storia come la “Dichiarazione della natura umana dell’Imperatore”. Di seguito allego un breve abstract.

“…Il legame tra noi e il nostro popolo si è sempre fondato sulla reciproca fiducia ed il reciproco affetto. Esso non deriva da semplici leggende o miti. Non si basa sulla falsa concezione secondo la quale l’Imperatore sarebbe divino e secondo la quale il popolo giapponese sarebbe superiore ad altre razze e predestinato a governare il mondo…”

(S.M.I. Hirohito – Showa)

Mentre il Giappone fin da subito approda alla contemporaneità tramite la Body Art, la vicina Cina, negli stessi anni, conservava la tradizione della pittura ad inchiostro su carta, con artisti come Ling Fengmian (Meixian 1900 – Hong Kong 1991), Fu Baoshi (Xinyu 1904 – Nanjing 1965) e Shi Lu (Sichuan 1919 – 1982). Dall’avvento del maoismo, l’arte è strettamente legata alla celebrazione del partito comunista e di conseguenza mantiene le tecniche accademiche come pittura e scultura.

Salvo artisti emigrati in Europa o negli Stati Uniti, bisognerà attendere fin dopo la rivolta di Piazza Tien’anmen nel 1989, per assistere ad un reale cambiamento nella maniera di far arte, con l’introduzione della performance, dell’istallazione e della video art. Anche se Mao rispettava l’autonomia della cultura, non disse mai che essa dovesse diventare uno strumento di propaganda, a differenza di Hitler, Stalin o Nicola II di Russia, che riteneva l’arte troppo veritiera e quindi pericolosa; il suo partito (quello Popolare Comunista Cinese) non era dello stesso avviso; Anche dopo la sua morte avvenuta nel 1976, dovettero passare 15-20 anni, prima che il partito allentasse la morsa verso gli artisti.

L9_WJW_SLWan Jianwei (Sichuan 1958), pittore di successo negli anni ottanta, famoso per le sue opere Politically Pop, fu uno dei primi a percepire i cambiamenti nell’aria e ad abbandonare la pittura in favore di nuovi media espressivi.

Famosa è la sua riproposizione della marcia fatta da Mao durante la rivoluzione culturale iniziata nel 1965, ma anche la sue istallazioni, commistioni di varie tecniche, spesso a carattere satirico2.


1Poli Francesco, Arte Contemporanea, Le ricerche internazionali dalla fine degli anni ’50 ad oggi, Electa, 2013, Milano, p.p. 191-204

2Jones Dalu, Salviati Filippo e Costantino Mariagrazia, Arte Contemporanea Cinese, Electa, 2006, Milano, p.p. 38-42

LBM