“…La rivoluzione non è un pranzo di gala; non è un’opera letteraria, un disegno, un ricamo; non la si può fare con altrettanta eleganza, tranquillità e delicatezza, o con altrettanta dolcezza, gentilezza, cortesia, riguardo e magnanimità. La rivoluzione è un’insurrezione, un atto di violenza con il quale una classe ne rovescia un’altra…”

(Mao Tse-Tung)

Dopo la Rivoluzione Francese, il sistema statico delle classi sociali, inizia a vacillare in tutto il mondo. Come già detto, fu proprio Napoleone Bonaparte, con la sua Campagna d’Egitto, ad introdurre gli ideali della rivoluzione, e quindi la “modernità” nel mondo arabo, erano i primi anni dell’Ottocento; da quel momento, dovranno passare altri centoquindici anni per arrivare alla prima insurrezione. Nel mondo arabo, i tempi si dilungano all’infinito, e per germinare un seme impiega molto più tempo, ma come per un effetto domino, gli anni a venire sono stati caratterizzati, da un susseguirsi di rivoluzioni, guerre e moti di liberazione nazionale.

Un antico proverbio arabo dice che con il passare dei secoli, anche il vetro, materia impassibile al trascorrere del tempo, muta la sua forma. Crediamo che questo detto, riassuma in una sola frase gran parte dello stile di vita in Medio Oriente, almeno fino al ‘900, quando si è innescata una “frenesia” per il cambiamento, che ha coinvolto gran parte dei paesi. Nei paragrafi a seguire analizzeremo alcuni di questi moti e come essi hanno influito sugli usi, sui costumi e principalmente sulle avanguardie artistiche.


4.1- Egitto 1922-1952-2011

Nel 1914, allo scoppio della Prima guerra mondiale, il Khedivè ʿAbbās II si schierò al fianco dell’Impero Ottomano e fu prontamente deposto dai britannici che proclamarono Sultano dell’Egitto e del Sudan suo zio, Husayn Kāmil. Questi decretò la fine della sovranità turca e la trasformazione del Paese in un protettorato britannico anche a livello giuridico. Dal 1922 anno in cui la Gran Bretagna si mostrò aperta a concedere l’indipendenza allo stato vennero combattute molte battaglie politiche alcune delle quali da Sa’d Zaghlul capo del partito del Wafd; grazie a queste, il suo paese ottenne la piena indipendenza soltanto il 14 settembre 1936, pur perdurando tuttavia di fatto l’occupazione militare britannica, che mantenne le basi militari nel Paese e il pieno controllo del Canale di Suez assieme alla Francia. Questo stato di cose proseguì fino al 1952 quando il 23 luglio con un colpo di Stato dei Liberi Ufficiali del generale Muhammad Naguib e del colonnello Gamāl ʿAbd al-Nāṣer (Nasser) proclamarono la repubblica, deponendo la dinastia fondata da Mehmet Ali e imponendo pochi anni dopo il definitivo ritiro delle truppe britanniche dalla zona del Canale e dalle basi militari che ancora gestiva. Nel 1956 cessò l’egemonia anglo-egiziano sul Sudan, e poco dopo venne proclamata la piena indipendenza. Il 23 giugno 1956 Nasser viene eletto Presidente della Repubblica e il 26 luglio decreta la nazionalizzazione del Canale di Suez, ponendo termine al controllo franco-britannico. La situazione precipita nel mese di ottobre; a seguito di attacchi terroristici nelle zone di confine, infatti, il 20 ottobre, Israele invade il Sinai, e punta sul Canale di Suez; il 29 ottobre 1956, truppe britanniche e francesi occupano la zona del Canale, il 31 ottobre bombardano Il Cairo e il 5 novembre occupano Porto Said. Il 6 novembre l’Unione Sovietica intima a Israele, Francia e Regno Unito, di interrompere le ostilità verso l’Egitto, minacciando un intervento diretto nel conflitto, e anche gli Stati Uniti premono sugli alleati per porre fine al conflitto. Il cessate il fuoco entra in vigore l’8 novembre, e il 15 dello stesso mese le truppe di pace dell’ONU giungono nella zona. L’intero Egitto fu così affidato alla nuova classe dirigente espressa dai “Liberi Ufficiali”. Il successivo mancato finanziamento del progetto dell’Alta Diga di Aswān da parte della Banca Mondiale fu una delle cause dell’avvicinamento dell’Egitto, governato da Nasser, all’URSS. Il 28 settembre 1970 muore Nasser. Gli succede il vice presidente, Anwar al-Sādāt, che, nel 1973 sferra una nuova offensiva contro Israele e che sarà ucciso il 6 ottobre del 1981 in un attentato fondamentalista. Gli succede Ḥosnī Mubārak. Dopo un trentennio di presidenza, continuamente reiterata grazie a opportune modifiche costituzionali; 18 giorni di imponenti proteste, accompagnate dall’uccisione di oltre 800 egiziani, costringono Mubarak alle dimissioni l’11 febbraio 2011. Il potere passa alConsiglio supremo delle forze armate guidato dal Feldmaresciallo (Mushir) Mohammed Hoseyn Tantawi che assicura un processo di modifica costituzionale, lo svolgimento a fine novembre del 2011 di elezioni legislative e, per il 2012, elezioni presidenziali. In un clima di crescente instabilità le elezioni presidenziali del 2012 danno la vittoria a Mohamed Morsi, candidato dei Fratelli Musulmani che viene insediato come presidente il 30 giugno 2012.

Moataz-NasrQuesta sequenza di eventi, spalmata su un arco di quasi un secolo, ha leso notevolmente la sensibilità e l’immaginario degli artisti egiziani; il più noto forse è Moataz Nasr (Alessandria d’Egitto 1961), che collabora con Galleria Continua; artista estremamente poliedrico, nel suo percorso ha usato i materiali e le tecniche più disparate, dalla fotografia, alle istallazioni di fiammiferi. Sicuramente l’opera nella quale riscontriamo un avvicinamento maggiore alla politica interna del suo paese è Elshaab, composta da 25 figure in ceramica alte circa 27 cm, che rappresentano le persone presenti in Piazza Tahrir al momento della rivolta.

moataz-nasr (1)

Tutte le sculture sono poste su una mensola, tranne una, leggermente più grande delle altre e raffigurante non una sola persona, ma un gruppo; questa scultura rappresenta l’assassinio della ragazza, rimasta vittima degli scontri; è posta in un’altra mensola, non per sminuirne l’importanza, ma per porre una netta distinzione fra l’evento andato sui telegiornali di tutto il pianeta e la realtà dei volti (tutti diversi fra loro) presenti nella piazza.

imagesNon molto distante per genere, è l’opera di Hany Rashed (Il Cairo – Egitto 1975) Tahrir Square, del 2014, un’istallazione di piccole sagome in compensato, dipinte ad acrilico che rappresentano la moltitudine di persone presenti nella piazza nel gennaio del 2011. Rispetto all’opera di Nasr, la situazione ha un aspetto subito molto più cruento; l’aggiunta del sonoro, registrato direttamente nella piazza al momento degli scontri, rende l’opera ancora più reale e ci porta per un attimo al centro della piazza.

La descrizione degli scontri, da parte degli artisti, prende connotazioni più realistiche di quella fatta dai giornali, e se la rivoluzione degli anni ’50 viene rivalutata dai coniugi Strab, come una rivolta avvenuta troppo tardi, potremmo concludere questa nostra riflessione, sulla rivolta del 2011, utilizzando una parte del titolo del loro film: Trop Tot ou Trop Tard?

Hany-Rashed


L.B.M.