4.5- Berlino 1989

“Questa città come molte altre conosce il sogno della Libertà. Le persone del mondo devono guardare Berlino, dove il muro è caduto e dove la storia ha provato che non c’è una sfida che non si può combattere per il mondo unito”

(Barack Obama)

Il 23 agosto 1989, l’Ungheria rimosse le sue restrizioni al confine con l’Austria e a partire dall’11 settembre 1989 più di tredicimila tedeschi dell’Est scapparono verso l’Ungheria; all’annuncio che non sarebbe stato consentito di attraversare la Cortina di ferro ai cittadini non ungheresi, i profughi inondarono le ambasciate tedesco-occidentali a Budapest e Praga. Dopo giorni di sconcerto e l’arrivo del ministro degli esteri di Bonn, Hans-Dietrich Genscher, si ottenne che i profughi arrivassero in Occidente, ma con l’obbligo di riattraversare inizialmente la frontiera tedesco-orientale. La scelta si rivelò un boomerang fatale per l’immagine stessa della Germania comunista: i treni contenenti i rimpatriati attraversarono senza fermarsi le stazioni tedesco-orientali, tra lo sconcerto dei concittadini.

Le dimostrazioni di massa contro il governo della Germania Est iniziarono al passaggio dei primi treni provenienti dall’Ungheria e dalla Cecoslovacchia; nell’autunno del 1989. Il leader della DDR Erich Honecker si dimise il 18 ottobre e venne sostituito pochi giorni dopo da Egon Krenz. Honecker aveva predetto nel gennaio dello stesso anno che l’esistenza del muro sarebbe stata assicurata per altri cent’anni. Era invece l’inizio della fine. Il nuovo governo di Krenz decise di concedere ai cittadini dell’Est permessi per viaggiare nella Germania dell’Ovest. Günter Schabowski, il ministro della Propaganda della DDR, ebbe il compito di dare la notizia; però egli si trovava in vacanza prima che venisse presa questa decisione e non venne a conoscenza dei dettagli delle nuove “regole di viaggio”.

Il 9 novembre 1989, durante una conferenza stampa convocata per le 18, gli fu recapitata la notizia che il Politburo della SED aveva deciso che tutti i berlinesi dell’Est avrebbero potuto attraversare il confine con un appropriato permesso, ma non gli furono date informazioni su come trasmettere la notizia. Dato che il provvedimento era stato preso poche ore prima della conferenza, esso avrebbe dovuto entrare in vigore nei giorni successivi, dando così il tempo di dare la notizia alle guardie di confine e regolamentare la procedura di concessione dei permessi.

Migliaia di tedeschi affollatono la dogana e le guardie di confine, sorprese, iniziarono a tempestare di telefonate i loro superiori, ma era ormai chiaro che, laddove non vi era stato adempimento spontaneo all’annuncio pervenuto via etere, non era più possibile rimandare indietro tale enorme folla vista la mancanza di equipaggiamenti atti a sedare un movimento di tali proporzioni.

Furono allora costrette ad aprire i checkpoint e, visto il gran numero di berlinesi, non venne applicato alcun controllo sull’identità. Gli estasiati berlinesi dell’Est furono accolti in maniera festosa dai loro fratelli dell’Ovest; spontaneamente i bar vicini al muro iniziarono a offrire birra gratis per tutti. Il 9 novembre è quindi considerata la data della caduta del Muro festeggiata l’anno seguente, il 21 luglio 1990 con il mega concerto di Roger Waters (ex bassista dei Pink Floyd) con l’esecuzione di The Wall dal vivo.

Nei giorni e settimane successive molte persone accorsero al muro per abbatterlo e staccarne dei souvenir; queste persone furono chiamate Mauerspechte (in tedesco significa letteralmente “picchi del muro”). Il 18 marzo 1990 furono tenute le prime e uniche libere elezioni della storia della Repubblica Democratica Tedesca; esse produssero un governo il cui principale mandato era quello di negoziare la fine stessa dello Stato che rappresentavano.

La Germania fu ufficialmente riunificata il 3 ottobre 1990, quando i cinque Laender già esistenti nel territorio della Repubblica democratica tedesca, aboliti e trasformati in province (Brandeburgo, Meclemburgo-Pomerania Occidentale, Sassonia, Sassonia-Anhalt e Turingia), si ricostituirono e aderirono formalmente alla Repubblica federale tedesca (Germania ovest).

Dal momento in cui i nuovi cinque Länder entrarono nella Repubblica Federale, in conformità all’articolo 23 attivo in quegli anni, l’area di applicazione del Grundgesetz (Legge fondamentale) fu semplicemente ampliata includendoli.

Secondo la dottrina del diritto internazionale in materia di successione tra stati, la sopravvivenza della costituzione, delle istituzioni, e dei trattati internazionali (per esempio l’adesione alla NATO e alla CEE) della Germania Ovest, e la loro estensione al territorio dell’ex Germania Est, rendono la riunificazione tedesca un'”incorporazione” di quest’ultima da parte della prima. È bene ricordare peraltro che nella Repubblica federale tedesca era stata adottata nel 1949 una Grundgesetz (Legge fondamentale) e non formalmente una “Costituzione”, proprio a significare che di Costituzione si sarebbe potuto parlare solo in una Germania unita.

Se da un lato la riunificazione tedesca è andata a buon fine, ed il paese ad oggi si mostra omogeneo, la realtà è che un effettivo discioglimento dei due blocchi (quello filorusso e quello filostatunitense) è ancora da portare a termine. Se pensiamo appunto a paesi come Cina, Corea e Vietnam o a tutte le repubbliche formatesi a sud dell’ex Urss (Kazakistan, Kirghizistan, Turkmenistan o Azerbaigian), che si trovano al confine con paesi come Iran, Iraq, Afganistan e Pakistan, è impossibile non considerare i loro governi figli dell’ideologia Soviet o quantomeno di poco distanziati dalle precedenti condizioni politiche. Con ciò non stiamo affermando che alcuni stati si sentano ancora vicini alla madre Russia, anzi abbiamo visto in precedenza quanto alcuni di questi vogliano prendere maggiori distanze possibili (vedi opere di Jorobaev), ma che il tempo passato dalla fine del dominio dell’Urss è così poco che ancora non è stato apportato un radicale cambiamento, possiamo parlare quindi di influenza di riflesso o, quanto meno, di postumi di una sottomissione.

D’altro canto paesi come gli Stati Uniti o i vari stati dell’Europa Unita, hanno fondato per anni il proprio potere sulla paura del comunismo, questo terrore ancora oggi è palpabile in alcuni di essi. L’arte, come viva espressione della realtà, non rimane ferma a guardare e documenta i cambiamenti che le popolazioni hanno dovuto affrontare in questi ultimi venti anni. La caduta del Muro di Berlino, di fatto segna anche nel mondo artistico uno spartiacque; la fine (almeno sulla carta) del dualismo politico, equivale all’apertura di una nuova era di scambi, facilitati anche dall’introduzione della rete internet. Quest’assenza-presenza di due poteri, capaci di tenere le redini del mondo intero, favoriscono l’ascesa negli anni duemila dei fondamentalismi islamici che diventano segno caratteristico della nostra epoca.

17_hrair_sarkissianArtisti come Hrair Sarkissian (Damasco – Siria 1973) di origine armena, nato all’estero, conoscono il suo paese solo tramite i racconti dei genitori e dei nonni; Hrair, quando nel 2007 finalmente torna in Armenia, non trova le lande desolate coronate da monti innevati, descritti dai suoi familiari, ma gli edifici lasciati dagli invasori russi. Enormi palazzoni e cantieri non portati a termine deturpano quel luogo che tanto aveva idealizzato, si ergono a orrendi monumenti della brutalità umana verso un popolo e verso la natura, nelle pianure sconfinate1.

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10_OmaTotem_1_smallDanh Vo499Diverso è l’approccio di Danh Vo (Sigon – Vietnam 1975) artista vietnamita, ma danese di adozione; la sua poetica è stata condizionata dagli scontri fra nazioni e fra ideologie. Lavora sul passaggio di beni di famiglia, una sorta di archeologia familiare e attraverso le reti del mondo artistico occidentale tenta di rispecchiare la vita del rifugiato politico. Poiché l’artista propone gli oggetti come sono, il fulcro della sua opera è l’origine degli stessi, le circostanze in cui vengono esposti e la loro capacità di essere letti come simboli. Con Oma Totem del 2009, i vari oggetti che la nonna ricevette al suo arrivo in Germania negli anni settanta, sono accatastati l’uno sull’altro, a rappresentare la sintesi dell’individuo secondo il paese, basata su bisogni materiali essenziali. Possiamo ammirare così un televisore che poggia su un congelatore che a sua volta poggia su una lavatrice, al centro del congelatore è fissato un enorme crocifisso di legno. Quest’opera per me, fra tutte, rappresenta la volontà del mondo occidentale di omologare al modello capitalista popolazioni di provenienza asiatica e quindi filocomuniste2.


1Scotini Marco, Too Early, Too Late (catalogo mostra), Mousse Publishing, 2015, Bologna, p.p. 260-262

2Werner Holzwarth Hans (a cura di), Art Now vol. 4, Taschen, 2014, Berlino, p.p. 434-435

L.B.M.