INDICE

Prefazione

Il progetto di tesi è volto all’analisi degli sviluppi che hanno condotto ad una modernità, quanto meno artistica, in paesi che fino a pochi decenni fa non avevano modelli culturali di alcun peso su un piano artistico-contemporaneo.

Ho deciso di intitolare questo elaborato “Art’s Big Bang” prendendo spunto dall’omonimo modello cosmologico; secondo tale teoria il nostro universo è in continua espansione, tale espansione sposta il confine del conosciuto sempre più lontano dal centro, la luce che viaggia ad una velocità definita accumula sempre maggiore ritardo nel portarci informazioni relative alle galassie più lontane, quindi ciò che noi conosciamo è solo il passato di tali oggetti celesti. Un omonimo punto di vista può essere applicato all’arte contemporanea; la contemporaneità è esplosa e sposta i suoi confini sempre più lontano da noi (se noi “occidente” possiamo considerarci fulcro della modernità), ciò che noi possiamo ammirare non è frutto dell’oggi ma il riflesso del loro e del nostro passato.

Evitando ogni considerazione fatta aprioristicamente, di stampo coloniale, sulla conquista di tali territori da parte delle nazioni occidentali, possiamo invece concentrarci sulla realtà storico-artistica: questi paesi che noi abbiamo invaso (intendo in senso stretto del termine), in realtà tramite la loro cultura, così tanto distante dalla nostra, hanno riempito il nostro immaginario.

Se pensiamo alle Chinoiserie (le prime nel XVII sec.), non possiamo che pensare ad una vera e propria colonizzazione dell’Europa, ancor prima che l’Europa stessa sviluppasse un reale sistema coloniale.

Questo interesse che da sempre ha caratterizzato l’occidente verso l’oriente, si è tradotto, tramontata l’era delle grandi esplorazioni e sorta l’epoca delle tratte commerciali aperte, in viaggi di studio e di piacere.

E’ in quest’ottica di scoperte e apertura di rotte destinate ai commerci, che si apre l’era del collezionismo etnografico.

Le collezioni, come ogni tipo di raccolta, sono dapprima appannaggio dei soli ricchi, ed entrano di diritto nelle loro wunderkammern.

Con l’apertura del museo, come organismo fruibile dalle masse, le raccolte etnografiche finiscono nella sezione delle antichità, e prendono corpo come sezioni a se stanti solamente molti anni più tardi.

Il primo museo d’arte esotica apre a Parigi nell’ultimo ventennio del 1800, il Trocadéro, ma anche in questo caso, come nei precedenti, le collezioni rispecchiano un ordine allestitivo di stampo occidentale. Questa scelta impedisce la contestualizzazione corretta di un oggetto, che viene privato di molti dei significati più profondi.

L’orientalistica di fatto non studia l’oriente (non geografico ma ideologico), ma piuttosto riguarda la sfera della cognizione, ad un livello più superficiale o meno, che l’uomo occidentale ha dell’oriente.

Questo sguardo, di tipo analitico, porta in anni più recenti ad un’inevitabile frattura fra occidente ed esotico. Le popolazioni rivendicano il diritto di poter confutare il prima citato sguardo, di intervenire in maniera più attiva al riallestimento delle collezioni (talvolta di riappropriarsi del maltolto) e di riconoscersi finalmente in quelle entità museografiche.

Parallelamente, ma solo dalla seconda metà del novecento circa, è la nostra contemporaneità a far ingresso nei paesi fuori dall’occidente.

La modernità attecchisce in due maniere: in primo luogo è l’arte prodotta nel vecchio continente ad essere esposta o presa a modello, e solo in un secondo periodo, la popolazione stessa del paese crea arte propria alla maniera occidentale.

Viene spontaneo formulare l’ipotesi di un nuovo manierismo, ma non è questa la sede per tali congetture; noi affronteremo il problema solo in maniera marginale.

A far da propulsore a questa spinta di rinnovamento molto spesso sono accadimenti storici di risonanza ampia (indipendenza nazionale, instaurazione o caduta di un regime, o avvenimenti storici mondiali come la caduta del Muro di Berlino). I suddetti avvenimenti, molto spesso non solo funzionano da propulsore, ma anche da propellente, vero nutrimento stesso dell’arte contemporanea, per questo parleremo di arte retroattiva.

L’apertura verso una cultura di stampo più occidentale infine decreta lo scontro fra tradizione e rinnovamento, forse unica vera causa delle recenti guerriglie.

Analizzeremo anche quanto più veloce sia la diffusione del contemporaneo in quei paesi che da sempre hanno suscitato maggior interesse e quindi più ingenti studi, gli stessi paesi che quando si sono proiettati nell’oggi hanno deciso di storicizzare la propria tradizione culturale, e di conseguenza hanno favorito il rapido formarsi di un’elite di artisti contemporanei. Questi paesi verranno adeguatamente confrontati con le altre nazioni da sempre non ritenute in grado di creare un patrimonio artistico degno di questo nome; che quindi si sono trovate a dover faticare molto di più per entrare nella modernità artistica.

1- Contemporaneo oggi, escluso ieri

1.1- Arte come rivendicazione culturale

1.2- Storia di un’Arte per secoli inferiore

1.3- Contemporaneo oggi, storia di ieri

1.4- Approdo alla modernità

1.5- Arte retroattiva

2- La contemporaneità orientale si è dimenticata del 1964

2.1- Un oriente poco geografico

2.2- L’idea e la ragione

2.3- La trionfale entrata di una contemporaneità omogenea

2.4- Vite parallele – Arti parallele

2.5- La morte dell’arte è avvenuta prima della sua nascita

3- L’Arte occidentale piace ai regimi totalitari

3.1- La funzione del museo d’Arte occidentale in oriente

3.2- Engagé al servizio del regime

3.3- Engagé per la rivoluzione

3.4- Un contemporaneo nel quale riconoscersi

4- Questione di anni

4.1- Egitto 1919-1952-2011

4.2- Turchia 1923

4.3- Cina 1965-1989

4.4- Iran 1979

4.5- Berlino 1989

5- Berlino ’89

5.1- Frantumazione di un’impero

5.2- Nuove identità per vecchie culture

5.3- AAA Cercasi nuovi miti

Conclusione

Nel nostro percorso abbiamo analizzato quanto il riferirsi al pensiero di una “contemporaneità omogenea” sia ancora una visione utopica e distante dalla realtà. Ogni paese sviluppa un proprio concetto di modernità che spesso si scontra con la visione convenzionale del paese o di gruppi sociali vicini, generando terribili scontri, ma dando vita al contempo ad un fermento artistico unico nel suo genere.

L’arte occidentale non ancora del tutto sopita, secondo la nostra analisi, potrebbe trarre nuova linfa vitale a contatto con le diversità culturali dense di paradossi di questi paesi (medio orienteli, orientali ed africani) che oggi si affacciano alla stessa modernità artistica alla quale noi ci siamo affacciati un secolo fa.

Abbiamo applicato uno sguardo da orientalista, non volto a giudicare il buon operato o meno di alcune società, ma ad analizzarne le dinamiche che hanno cambiato la storia e la modernità di un dato paese. Gli avvenimenti del novecento, e non solo, a noi noti hanno avuto ripercussioni così importanti e profonde da stravolgere il vissuto quotidiano di popolazione e artisti operando un mutamento negli ideali e nel pensiero.

Abbiamo scoperto perchè molte di queste personalità si trovano oggi ad essere protavoci di battaglie per la libertà, veri e propri engagé al servizio della rivoluzione, capaci di mutare la mentalità delle persone a loro vicine, ma soprattutto in grado di sensibilizzare su diversi argomenti popoli geograficamente distanti, grazie anche alle esposizioni in altri paesi.

Indagando la nascita di alcuni musei, esposizioni e collettivi siamo riusciti a capire la direzione verso la quale si sta spingendo l’arte in questi anni: la totale democratizzazione. L’arte è diventata così rivendicazione culturale, narrazione di avvenimenti accaduti e status symbol di una modernità alla quale tutti si stanno avvicinando.

Nel nostro percorso abbiamo preso in analisi in particolare il Medio Oriente, in un’accezione poco geografica ma di facile comprensione, in quanto queste terre ad oggi costituiscono il massimo calderone di sconvolgimenti sociali e politici. La nostra analisi si è basata a partire dalle rivoluzioni avvenute nella loro patria, che ci vengono narrate dagli artisti ma soprattutto su quelle battaglie di cui sono stati fautori gli occidentali, come la conquista da parte di Napoleone dell’Egitto o la caduta del Muro di Berlino, che inevitabilmente si sono ripercosse ed hanno mutato la loro storia. L’arte torna ad assurgere al suo ruolo primigeno di narratrice di situazioni.

Abbiamo analizzato la funzione di un museo d’arte contemporanea che passa da macchina storicizzante di oggetti a vero e proprio forum per la discussione di eventi di attualità. Ci siamo interessati in particolare a quegli artisti che prendono le capacità artigiane e la storia del proprio paese per trarne opere contemporanee e capaci di evocare nuove emozioni, ma anche di coloro che hanno adottato medium del tutto occidentali ed estranei al proprio paese d’origine.

Proprio i medium sono diventati spesso nel nostro percorso un campo di interesse che abbiamo approfondito, comprendendo come il video e la fotografia, capaci di rendere la realtà per ciò che è, sono stati adottati come metodo espressivo preferito. La stampa internazionale ha trattato poco o tralasciato gli avvenimenti che gli artisti si prendono a cuore e decidono di raccontare tramite le proprie opere, richiamando la nostra attenzione.

L’Oriente ha sempre attirato l’immaginario di noi europei, e a tuttora continua a rapire i nostri pensieri, non tanto per ciò che è stato, ma per ciò che può diventare. Se da un lato questi sconvolgimenti ci provocano paura, dall’altro ci attraggono.

Siamo riusciti a dimostrare come un territorio da sempre considerato brullo e incapace di partorire idee moderne, in realtà sia stato, da sempre, una fucina di idee occultata da una coltre pesante di disinformazione.


L.B.M.