Metaforica, altissima, esistenziale.

Con The boat is Leaking. The captain Lied la Fondazione Prada offre un repertorio di suggestioni che vanno dal leggero e disimpegnato divertimento del diventare protagonisti di scenografie immersive (un’aula di giustizia, un negozio di fiori, due piedistalli da circo) fino all’intellettuale compiacimento del cogliere la sottile rete di collegamenti che rimbalzano fra video, audio, fotografie e allestimenti.
È una di quelle mostre che si potrebbero rivedere per altre due, tre, quattro volte e non smetterebbero di sollecitare il visitatore. Ma è anche uno specchio lucidissimo e affascinante del tempo attuale, con le citazioni che riecheggiano da una sala all’altra e la contaminazione dei linguaggi artistici attraverso la convivenza di episodi teatrali, di scenografie e opere filmiche e fotografiche.
È, infine, anche un metodo, un suggerimento, una possibilità: The boat is Leaking. The captain Lied sembra rinnovare anche i criteri di allestimento, di curatela, di costruzione di una mostra.

UNA SCELTA ACCURATA
The boat is Leaking. The captain Lied è il progetto concepito dal curatore Udo Kittelmann con lo scrittore e regista Alexander Kluge, con l’artista Thomas Demand e con la scenografa e costumista Anna Viebrock.
Tre artisti che operano in discipline diverse ma che si sono a lungo confrontati. In questo ricercato dialogo si origina un malinteso: il dipinto di Angelo Morbelli Giorni ultimi (1883), che ritrae un gruppo di anziani indigenti all’interno di una sala del Pio Albergo Trivulzio di Milano, viene erroneamente interpretato come la rappresentazione di marinai non più in servizio che trascorrono la vecchiaia nel ricovero. Da questa suggestione deriva non solo la metafora marina contenuta nel titolo ispirato al brano Everybody knows (1988) di Leonard Cohen, ma anche la scelta di dedicare al pittore ottocentesco lombardo una sala monografica, a cui si lega fra l’altro la rievocazione delle desolate stanze del Pio Albergo Trivulzio in una sala invasa da panche che richiamano la solitudine degli scenari del Morbelli. Si innesca così un gioco di richiami e collegamenti che esulano dalla successione consequenziale di opere su cui solitamente sono costruite le esposizioni e generano un’esperienza rarefatta e inesplorata.

LO SGUARDO SI RIBALTA
Come nei dipinti di Morbelli, che inquadrano le solitarie stanze del Trivulzio da punti di vista diversi, facendo viaggiare chi guarda attraverso rimandi prospettici e inquadrature ribaltate, tutto il percorso è un labirinto di passaggi e ambientazioni.
Capita al visitatore, destabilizzato dalla foresta di porte, di trovarsi catapultato in un sipario, vivendo inaspettatamente il brivido del diventare attore, ma poi, a una seconda occhiata, di notare che c’è un televisore in mezzo al palco puntato verso il fondale, e allora di ritrovarsi di nuovo nella condizione di chi guarda, di chi esperisce, tutto in fluida successione e senza soluzione di continuità.

BANDO ALLA DIDASCALICITA’
L’impresa sembra quasi impossibile: parlare della liquidità e della fragilità dei nostri anni senza retorica, senza esempi, senza paragoni, senza giudizi. I contenuti sono delocalizzati, le connessioni fra le opere sono instabili e non conseguenti, la realtà si alterna alla finzione, il clima di attesa è latente e la catastrofe potrebbe essere imminente: esattamente l’altalenarsi drammatico di speranza e disperazione, di rischio e futuro, che vivono i marinai di una nave in balia della tempesta.

L’AVANGUARDIA
Il carattere fortemente sperimentale della mostra si nutre di varie componenti.
Fondamentale il rapporto coltivato dai tre artisti, che si sono a lungo confrontati e hanno condiviso intuizioni e informazioni, in processo osmotico fra scrittura, teatro e scenografia. Inaspettato il progetto espositivo, in cui gli allestimenti dialogano con gli spazi e li trasformano notevolmente, celando e al contempo valorizzando la struttura originaria. Ambiziosa l’indagine del curatore, che propone un’esperienza suggestiva, rigorosa e colta.

Allestita presso Ca’ Corner della Regina, la sede veneziana della Fondazione Prada, The boat is Leaking. The captain Lied ci ha colpito per aver innescato la magistrale sfida di intrecciare il già visto e il già fatto in una storia nuova. Ecco perché, secondo noi, vale una tappa durante una visita a Venezia.


Giulia Grassini

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