Visitare la prima grande retrospettiva di Anna Boghiguian al Castello di Rivoli è come leggere con trasporto un libro appassionante.

Si possono saltare le pagine, fare balzi in avanti o indietro, ma tutto rimane comunque avvolto dal medesimo palpitante impulso creatore che genera allo stesso modo disegni, ritagli, installazioni, dipinti e sculture.

Proprio i libri sono alcune fra le creazioni presentate dall’artista egiziano-canadese di origini armene, che riempie le pagine dei propri taccuini con colori turbolenti e pieni e li restituisce al pubblico indissolubilmente impregnati del suo universo esistenziale, come la raccolta ZYX – XYZ (1981-1986), composta da oltre quattrocento fogli realizzati durante la permanenza canadese, di cui in mostra sono presenti gli esemplari sopravvissuti ai vari spostamenti della Boghiguian.

E proprio come libri – narrativi e coinvolgenti – sono strutturate molte sue opere. In Un episodio nella vita di un filosofo (2017) il visitatore viene catturato da una serie di disegni consecutivi realizzata espressamente durante la recente residenza a Torino in vista della mostra e ispirata al periodo trascorso dal filosofo Friedrich Nietzsche nel capoluogo piemontese tra il 1888 e il 1889. E ancora in Passeggiata nell’inconscio (2016), realizzata in occasione di una mostra a Nîmes, le sagome sottili dei personaggi si snodano e susseguono in processione come le pagine di un racconto, per ripercorrere la storia della città francese e associarla a quella di Alessandria d’Egitto, riflettendo sulle radici del colonialismo e sull’inconscio della storia.

Viaggiatrice cosmopolita, Anna Boghiguian è nata a Il Cairo nel 1946 da genitori armeni. All’età di sei anni ha assistito alla rivoluzione egiziana del 1952, crescendo in un clima di profondo cambiamento politico e sociale. A vent’anni, ogni qualvolta il governo lo permettesse, Anna ha cominciato a viaggiare. Mentre studiava politica ed economia leggeva filosofi e letterati, e nei primi anni Settanta si è trasferita a Montreal, dove ha frequentato la Concordia University per studiare arte e musica. È proprio in questo periodo che ha iniziato a realizzare i primi lavori, collage di immagini, pubblicità e parole, selezionati da fogli di quotidiani e riviste. Attualmente le sue opere sono state presentate in diverse rassegne internazionali, dalle Biennali di Istanbul, Sharjah, San Paolo e Cartagena fino a Documenta Kassel, per arrivare a essere selezionate nel 2015 fra quelle esposte nel Padiglione Armeno della Biennale di Venezia, premiato dal Leone d’Oro per la migliore Partecipazione nazionale.

Arte e vita, sia essa intimità personale o vissuto collettivo, si intrecciano a vicenda nella produzione di Anna Boghiguian.

Il linguaggio figurativo immediato e vulcanico adottato dall’artista diventa un modo per vagliare i fatti storici così come per esprimere l’interesse nei confronti della letteratura e della poesia.  Anche la parola si amalgama alla pittura, senza interruzioni, a reciproco completamento, proprio perché anch’essa si presenta come diretta espressione del mondo interiore della Boghiguian.

“Le sue installazioni e opere ambientali offrono un’interpretazione unica dell’esperienza del viaggio e dell’essere umano contemporaneo, in transito tra passato e presente, poesia e politica, sguardo appassionato sul mondo e osservazione critica”, afferma Marianna Vecellio, curatrice della mostra insieme a Carolyn Christov-Bakargiev.

Interessante da questo punto di vista la decisione di trasferire parte dell’atelier dell’artista da Il Cairo al Castello di Rivoli, un gesto di salvaguardia nei confronti del proprio studio, viste la precaria situazione politica egiziana, che diventa poi anche un tentativo di integrazione con la città di Torino, a ulteriore testimonianza dello sguardo empatico con cui la Boghiguian si rivolge da sempre ai luoghi che la ospitano.

Una delle figure alle quali si è orientata l’attenzione della Boghiguian è il poeta e premio Nobel indiano Rabindranath Tagore: l’installazione ambientale Un’opera teatrale da recitare (2013) è stata ispirata dalla commedia L’ufficio postale scritta da Tagore nel 1912 in cui si narrano le vicende di Amal, un bambino malato che osserva il mondo esterno dalla sua finestra e che diviene simbolo dell’India colonizzata dall’Impero Britannico. Per realizzare l’opera l’artista stessa ha trascorso un  periodo in India in una scuola fondata da Tagore e basata su metodi educativi liberi ed emancipati.

Altra opera ambientale di forte impatto emotivo è Sinfonia incompiuta  (2012) realizzata in occasione di dOCUMENTA (13) a Kassel, composta da oltre cento opere su carta, una grande scultura in cera raffigurante un orecchio, un albero secco a terra, api morte, un uccello impagliato, una forma d’uovo e una tenda militare. La riflessione stavolta si sposta sugli sviluppi del Nazismo in Germania, provocato da contraddizioni mai risolte della prima Guerra Mondiale e del colonialismo dei secoli precedenti. Indagare i corsi e ricorsi della storia diventa così per la Boghiguian un modo per rivolgere maggiore consapevolezza alle emergenze attuali.

Fra le installazioni si contraddistingue per monumentalità I mercanti di sale (2015), entrata a far parte della collezione permanente del Castello di Rivoli, in cui Anna Boghiguian ripercorre secoli di storia economica, dai viaggi di Alessandro Magno al recente collasso economico della Grecia, e sottolinea come ciclicamente le crisi abbiano origine dalla carenza dei beni primari per l’uomo.

Anna Boghiguian è una dei cinque artisti finalisti dell’8° edizione del Premio Artes Mundi, selezionati tra oltre 450 candidati provenienti da 86 Paesi. In attesa di conoscere il vincitore del premio, la retrospettiva in corso al Castello di Rivoli si propone come un viaggio emotivo nella sua poliedrica produzione, una mostra esaustiva e calibrata che incoraggia lo spettatore a mettersi nei suoi panni e inquadrare il mondo con lo stesso sguardo empatico e viscerale.


Giulia Grassini

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