Sukun_Ensemble_marzo_2015

Sukun Ensemble (da sinistra verso destra: Faris La Cola, Abu Bakr Moretta, Giorgio Aladdin Cocilovo, Abd al-Latif Cocilovo)

In seno al progetto Art’s Big Bang, che tratta temi di attualità artistica, parlando della modernità di culture “altre”, includendo nella ricerca paesi medio orientali, orientali, oceaniani e africani, ho deciso di prendere in esame un progetto musicale, molto interessante, che divulga in Italia musica tradizionale principalmente dal medio oriente.

Il progetto si chiama Sukun Ensemble. Dei cinque componenti della formazione (Giorgio Aladdin Cocilovo – chitarre e arrangiamenti, Abu Bakr Moretta – violino, Faris Abd al-Malik La Cola – mandolino, Abd al-Latif Cocilovo – pianoforte e organo, Adam Cocilovo – percussioni) sono riuscito a mettermi in contatto con Faris, che gentilmente ha deciso di rispondere alle nostre domande:

L.B.M: In alcuni articoli del blog è stato trattato il tema dell’ingresso della modernità nei paesi islamici, cosa pensa lei, riguardo alla contemporaneità islamica?

F.L.C: Lislam è una religione, dunque è sempre contemporanea, se ovviamente si sa come viverla senza forzature né in senso passatista né progressista. La sfida per ogni credente sta proprio nel saper interpretare un messaggio che ha in sé un principio eterno nel contesto particolare in cui vive.

L.B.M: Lei è membro di un ensemble che propone principalmente brani di musica islamica, qual è il significato, il posto, della vostra formazione all’interno del panorama musicale e culturale italiano? Avete una mission? Se così possiamo chiamarla.

F.L.C: Cerchiamo di testimoniare attraverso la musica luniversalità dellarmonia, che deriva da Dio, fonte di ogni bellezza. Suoniamo prevalentemente musica islamica, accostandola però anche a brani ebraici e cristiani, indiani e giapponesi, non per fare del relativismo ma per dare un segnale di apertura spirituale, di pace, di dialogo, in unepoca in cui sembra piuttosto difficile dialogare fra credenti di differenti religioni. Per questo siamo molto attivi nello scenario del dialogo inter-religioso e multiculturale, in manifestazioni di rilievo nazionale e internazionale. Questanno, ad esempio, partecipiamo al progetto Teofoniarealizzato in collaborazione tra la CO.RE.IS. (Comunità Religiosa Islamica) Italiana e lUnione Induista Italiana, uniniziativa che ha debuttato nella sala conferenze di Palazzo Chigi a Roma (Presidenza del Consiglio dei Ministri).

L.B.M: Mi immagino che il vostro progetto sia abbastanza insolito da proporre o da essere ospitato, per concerti in seno ad eventi e non, quale crede sia stata l’accoglienza del vostro pubblico? Cose pensa di aver realmente trasmesso loro?

F.L.C: Non è semplice trovare, con i ritmi frenetici attuali a cui siamo abituati, lattenzione e il rispetto adeguati alla musica sacra; tuttavia i contesti in cui il Sukun Ensemble si è esibito sono sempre stati idonei affinché il nostro messaggio potesse arrivare al pubblico. Noi stessi siamo rimasti colpiti per il consenso espresso dagli spettatori, praticamente in ogni concerto, a seguito dellascolto di sonorità che molte volte possono trasmettere di più rispetto alle parole.

L.B.M: Il Sukun Ensemble è composto da cinque membri che deduco siano nati in una cultura di stampo occidentale; com’è per voi oggi la cultura arabo-islamica? Ma soprattutto, vi sentite parte di essa o vi sentite ancora occidentali che prendono parte ad una ritualità culturale “altra” da quella natia?

F.L.C: Va sottolineato che noi abbiamo aderito alla religione islamica e non alla cultura araba.

Lislam è – come il cristianesimo una religione di portata universale, dunque chi vi aderisce se che lo fa con sincerità dintenzione – è come se vi fosse nato, in virtù della forza della vocazione. Il progetto musicale di cui parliamo, realizzato da mussulmani italiani, risente peraltro della grande considerazione che la musica riveste soprattutto nella tradizione del sufismo.

L.B.M: Cosa pensa invece di quegli artisti che intraprendono il cammino opposto ovvero, coloro che abbracciano di più una cultura occidentale a discapito di quella d’origine, che potrebbe essere quella islamica, per poter diventare “più vendibili” su un mercato globale?

F.L.C: Non mi sento di giudicare chi fa scelte rivolte al mercato, che si sa, ha suoi capricci. Spero però che chi compie certe scelte non lo faccia a discapito della ricchezza di una tradizione orientale e spirituale che non andrebbe mai barattata con il successo e la popolarità. Ci sono comunque molti musicisti in oriente che si mantengono fedeli alla tradizione. Per quanto ci riguarda noi, che siamo italiani, facciamo un lavoro di adattamento dei questi linguaggi ai nostri strumenti, cercando di rimanere comunque fedeli allintenzione sacrale originaria, e di ritrasmetterla.