Ph. presa dal sito dell’artista

Marco Baldicchi nasce a Città di Castello (PG) nel 1963, avvicinandosi presto al mondo della cultura e dell’arte frequentando botteghe di restauratori, antiquari e studi di artisti. Le prime uscite pubbliche in mostre collettive sono dei primi anni ’80. Nel corso degli anni successivi è stato fondatore o co-fondatore di varie associazioni culturali, di teatro e di arti figurative, tra cui “Libera Associazione Artistica Manidopera” con lo scopo di aiutare giovani artisti a fare esposizioni, evitando per quanto possibile di far pagare questo servizio. L’incontro con un Maestro come Nuvolo (Giorgio Ascani 1926-2008),alla fine degli anni ’90 , influenzerà il suo percorso  in maniera importante, consentendogli di entrare in contatto con correnti di pensiero e autori di fama internazionale. Ha collaborato al completamento dei libri d’artista che il Maestro aveva in lavorazione ed è stato autore dell’ultimo libro della serie : “Appunti di viaggio e cinque invenzioni di Nuvolo”. Questo proficuo rapporto porterà Marco verso il concetto di “azione” nel suo fare artistico, come presenza testimoniale dell’artista nel mondo. Sull’onda di questa nuovo approccio nasce   “Io alle mie comodità non ci rinuncio!”. Quest’azione, dedicata proprio al Maestro Nuvolo, è stato un omaggio ad Emilio Villa, il celebre poeta precursore della neoavanguardia e del “Gruppo’63”. L’azione (qua sotto riportata) ha avuto luogo nel maggio del 2006, sotto il ponte sul fiume Tevere a Città di Castello : un uomo seminudo, completamente pitturato di bianco, sul cui petto Baldicchi scrive una celebre frase di Villa, getta alcune pagine dell’ultimo libro d’artista di Nuvolo in acqua e si adagia sopra una valigia che utilizza come cuscino, riportando la mente al poeta che, in gioventù, tante notti passò sotto i ponti di Roma in giacigli improvvisati. A seguito di questa azione Marco entrerà in un profondo dialogo con Parmiggiani ,che con Emilio Villa ebbe un profondo sodalizio, e che definirà questo lavoro “opera-gesto”.

Ph. dal sito dell’artista

Sull’onda di quel successo, negli anni seguenti Baldicchi esegue altre azioni come “Urlo Muto” (nelle foto a seguire) nel 2007, “L’ultima Ombra” nel 2009-2010 per l’anniversario della distruzione della Torre di Berta a Sansepolcro durante la Seconda Guerra Mondiale,”Ogni sorriso”nel 2012, “Tablet” nel 2013, “Civitas dolens”nel 2014-2015, “Acqua pura poesia” in via S.Ercolano a Perugia a luglio di quest’anno.

La più recente è “Salon des Refusés” realizzata il 15 dicembre 2017 presso la Gipsoteca storica nel Museo dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia, a cura del Prof. Aldo Iori. Il nome dell’ultimo lavoro dell’artista richiama l’esposizione organizzata nel 1863 dall’imperatore Napoleone III con la presenza di opere e artisti che l’Académie des Beaux-Arts rifiutò di esporre al Salon “ufficiale”.In quell’occasione Manet ebbe la possibilità di esporre Le dejeuner suer l’herbe e di presentarsi al pubblico insieme ad altri autori come Monet, Pissarro.

Dopo circa 150 anni da quell’evento, Marco Baldicchi inaugura il “Salon” in un’ Accademia di Belle Arti ed in particolare in una Gipsoteca. Qui,a Perugia, sono ammirabili riproduzioni in gesso di opere di Antonio Canova, di Michelangelo. In questa sede omaggio alla bellezza classica, l’artista, con gestualità pacata, quasi rituale,riveste le sculture presenti nella stanza con coperte isotermiche, le emergency blankets, le stesse utilizzate dai soccorritori per coprire i rifugiati che arrivano sulle nostre coste, dopo estenuanti viaggi in mare. Stendendo questi dispositivi di protezione, egli vuole richiamare l’attenzione, oltre che sulle condizioni umane dei bisognosi che intraprendono questi viaggi della speranza, anche sulla necessità di proteggere e valorizzare l’arte classica. Queste opere, così maestose e sublimi, avvolte in questi ”drappi” dorati, appaiono ai nostri occhi ancora più preziose e di questi tempi bisognose di non essere dimenticate. L’arte del passato ha bisogno di essere difesa e non continuamente attaccata. Dopo aver svolto questo primo momento della sua azione, Baldicchi ha lasciato al pubblico dei minuti per guardare, fotografare e riprendere ciò che vedeva. L’artista poi è intervenuto spogliando le opere dalle “lenzuola metalliche”, rivelando di nuovo al pubblico tutta la loro bellezza originale. Sicuramente non passa inosservato il richiamo alle tragedie dei nostri giorni e, in particolare, quella delle migrazioni nel Mediterraneo, andando ad intercettare il messaggio che proprio pochi mesi fa è stato lanciato dall’artista francese Christian Boltanski in occasione della mostra antologica “Anime.Di luogo in luogo” presso il MAMbo di Bologna (qui a destra). Nella Sala delle Ciminiere del museo bolognese è stata presentata l’installazione ambientale “Regards”,dove erano presenti immagini sfuocate di volti in bianco e nero e, al centro della sala, la presenza di una forma piramidale di circa 7 metri, ricoperta da coperte isotermiche dorate chiamata “Volver”.Ci appare,così,un dialogo tra le due opere dove i volti dei naufraghi sono solo immagini evanescenti, private della loro individualità .

“Salon des refusés” di Marco Baldicchi verrà replicata in altre importanti Gipsoteche italiane, contribuendo a sensibilizzare le  coscienze sull’arte e sulla sua relazione con le vicende del mondo contemporaneo.

Ph. lanotiziaquotidiana.it


M.Cecilia Giannini

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