Mentre i paesi occidentali inevitabilmente volgono verso la postmodernità, paesi asiatici e africani entrano nella loro età dell’oro. La domanda sorge spontanea: la modernità è legata in qualche maniera all’indice di sviluppo di un dato popolo? Possiamo affermare con certezza che sono due fattori direttamente proporzionali, e che in assenza dell’uno, non sussiste l’esistenza dell’altro.
Ma se in alcune parti del mondo la contemporaneità irruppe spazzando via l’antico, in altre la stessa, entra in un inevitabile contrasto con la tradizione. Pensiamo ad esempio al difficile rapporto presente nei paesi arabi, fra Islam e attualità. Inevitabilmente questo si riflette sul mondo artistico, segnandolo profondamente.

2- shirin neshat Shirin Neshat (Qazvin 1957) ne è l’esempio più famoso, la sua critica        verso la condizione della donna nella società mediorientale è da anni  sotto gli occhi di tutti. Nelle sue opere analizza le difficili condizioni  sociali all’interno delle culture islamiche, con particolare attenzione per il  suo paese d’origine, l’Iran. Utilizza medium odierni quali fotografia e  video. Particolare successe ebbe il suo film Donne senza uomini, che  racconta le vite di quattro signore, nei giorni della restaurazione al potere  dello Scià, nel 1953 appoggiato dagli americani; personalità molto diverse  fra loro, si trovano a vivere questi terribili attimi nello stesso giardino, le loro storie sono esemplari della possibile vita al femminile nella Persia dell’epoca.
Esemplare della sua produzione è il video Turbulent. Attraverso uno spaccato di antica musica e poesia persiana produce un confronto visivo e sonoro fra due cantanti (Shoja Azari a sinistra e la compositrice e vocalista iraniana Sussan Deyhim a destra) che diviene metafora dei ruoli di genere e della gestione del potere culturale nella società islamica. Accade così che il primo intonando un canto delicato e musicalmente poetico, riceve l’applauso di un pubblico e che la cantante si faccia espressione di una interiorità sofferente ed estenuata, d’un dramma evidente, davanti ad una platea deserta1.

Criticata da molti artisti è la modernità che arriva e non riesce ad integrare la vita di tutti i giorni in maniera totale e soddisfacente, ad esempio in paesi come l’India. Uno dei luoghi con l’indice di sviluppo più alto, ma al contempo, un posto dove alcune persone vivono ancora nel medioevo.
1- Commuter attachment systemsLa tecnologia arriva, e diventa di dominio pubblico, ma in qualche maniera è già obsoleta o non sufficente a soddisfare le richieste di una nazione. Pensiamo ai treni, portati dagli inglesi, durante il lungo periodo coloniale, sono rimasti pressapoco gli stessi, non riuscendo a garantire un servizio adeguato, per le necessità ed il numero degli usufruenti. E’ su questo punto che si basa uno dei lavori più interessanti dell’artista Tushar Joag (Bombay 1966), l’opera porta il nome di Commuter Attachment Systems, ed è il progetto per un dispositivo di ancoraggio a ventosa per garantire ai viaggiatori, di poter stare più comodi ed in sicurezza all’esterno deitreni. L’opera è parte del macroprogetto UNICELL, un’azienda fittizia creata dall’artista stesso, che si impegna a creare opere d’arte che cercano di intervenire in uno spazio urbano complesso (come quello indiano), progettando e producendo oggetti che sono funzionali ed estetici2.

Di fondamentale importanza è il ruolo giocato dalla Cina in questa ipotetica corsa verso la modernità. Un percorso assai complicato che comincia con la rivoluzione culturale di Mao Zedong, e arriva ai giorni nostri con i blog di artisti contemporanei e dissidenti politici, passando per l’introduzione di tecnologia informatica autoprodotta.
Artisti come Ai Weiwei (Pechino 1957) o Chen Zhen (shanghai 1955 – Parigi 2000) sono diventati famosissimi artisti contemporanei, con opere, nuove, contemporanee e pulite, in grado di essere legate alle tradizioni del proprio territorio e al contempo realizzate con mezzi e materiali della nostra modernità.

Che ruolo ha giocato nell’arte contemporanea la multimedialtà e la transmedialità in cina?
Un ruolo senza dubbio di primaria importanza, facendo di essi mezzi più adatti per comunicare l’oppressione del governo e i disagi sociali legati ad usi e costumi.
L’esempio che ci fornisce Yang Zhenzhong (Hangzhou 1968) con la serie di fotografie Lucky Family, è chiaro e molto efficace. Una famiglia di galline viene fotografata dall’artista seguendo i dettami dei ritratti fotografici cinesi; dalla famiglia ritratta schierata come una truppa, alla gallina che va in sposa al gallo con la tradizionale seta rossa usata come velo il giorno delle nozze in Lucky Family II, arrivando a Lucky Family III, con papà gallo, mamma gallina e il loro coccolato pulcino unico, azzeccatissima metafora del culto del figlio unico e maschio in cina. Da questa serie prende spunto il video 922 Grains of Rice del 2000, satira del controllo digitale su tutto e tutti. Un gallo e una gallina beccano un mucchietto di chicchi di riso, mentre un contachicchi digitale segna i chicchi beccati e rimasti da beccare, due voci fuori campo compiono la medesima azione, l’uomo tiene il conto del riso rimasto e la donna di quello mangiato3.


3- lucky family 24- lucky family 3
In Cina, modernità in un certo senso vuol dire abbandono dell’ideale maoista di società, in favore di quello capitalista di stampo occidentale. Il governo agisce di conseguenza, fomentando la censura e reprimendo ogni tipo di rivoluzione, che importi nel paese nuovi ideali, ed esporti nel mondo un’immagine di paese in forte difficoltà.

 

L.B.M.


1- http://www.festarte.it/blog/?p=2633

2- Bonacossa Ilaria e Manacorda Francesco, Subcontingent. Il Subcontinente Indiano nell’arte contemporanea, Electa, Milano, 2006

3- Moneta Fernanda, Tecnocin@. Transmedia, videoarte, videogiochi tra Cina, Corea del Nord, Hong Kong, Costa & Nolan, Milano, 2006