Raramente ho deciso di parlare di un solo artista, ma oggi vorrei raccontarvi di un ragazzo che si è distinto sia per quantità di mostre importanti (collettive e personali) che gli sono state tributate negli ultimi cinque anni, che per la qualità del proprio lavoro.

Petrit Halilaj (Kostërrc – Kosovo – 1986) vive e lavora tra Berlino, Mantova e Runik.

La storia della sua vita, segnata dallo sradicamento e dal trauma, è profondamente legata al suo paese d’origine, il Kosovo. L’esperienza in età infantile della guerra, della fuga e spaesamento della propria famiglia si riflette in opere che spesso partono da un racconto personale per poi approfondire tematiche più ampie, attraverso la sua pratica ottimista, poetica e spesso ironica.

Ha completato gli studi alla Accademia di Belle Arti di Brera a Milano e nel 2013 ha rappresentato il Kosovo alla Biennale di Venezia. Nel 2015 si è tenuta una sua personale all’Hangar Bicocca, Milano e, tra gli altri progetti, ha avviato la Fondazione Hajde! per sostenere giovani artisti dal Kosovo.

Da ricordare fra i suoi lavori recenti due dei quali ancora per qualche mese in mostra presso le sedi indicate sono: Do you realise there is a rainbow even if it is night? , menzione speciale alla Biennale di Venezia 2017, Moth #11 #12 #13 #14 #15, opera esposta al MAMBo di bologna in occasione della mostra That’s IT!, ancora in corso e Shkrepëtima, personale presso la Fondazione Merz, anch’essa ancora aperta.

Do you realise there is a rainbow even if it is night? , è un’opera costituita da gigantesche falene realizzate con antichi tappeti kosovari, collocate sul soffitto e sulle pareti del padiglione Terra all’interno dell’Arsenale alla Biennale di Venezia. Le falene sono gli stessi animali che catturava da bambino in giganteschi vasi di vetro e che tanto attraevano la sua attenzione, esse rappresentano per lui sia l’infanzia che la consapevolezza di se stesso acquisita negli anni vissuti fra il paesino di provenienza in Kosovo e la provincia di Mantova.

Moth #11 #12 #13 #14 #15, è una serie di disegni, ognuno incorniciato da tappeti e legni antichi, anche in questo caso nei suoi elaborati sono ritratte falene, con una spettacolare dovizia di particolari, a pennino. Le carte inserite nel contesto acquistano una forza inimmaginabile per un semplice disegno, diventando un qualcosa di incredibilmente più complesso.

Shkrepëtima, è un’istallazione ambientale più video, presente in questo momento alla Fondazione Merz di Torino e inaugurata durante Artissima, Nel video si può osservare il protagonista dormire in un letto realizzato con legnami di scarto mentre tutto attorno loschi figuri provenienti dal mondo onirico dell’artista si muovono nello spazio e tormentano il sonno del personaggio principale. Al piano di sopra della fondazione sono esposti in maniera teatrale tutti i residui (costumi, arredi e tessuti) della performance ripresa nel video in maniera teatrale.

Petrit Halilaj è sicuramente fra gli artisti nati negli anni ottanta, quello che in questo momento sta attirando su di se le maggiori attenzioni e consiglio a tutti di seguire l’evolversi della sua carriera che senza ombra di dubbio sarà ricca di soddisfazioni.


L.B.M

Articolo scritto per The Mag