Rasheed Araeen (1935 – Karachi – Pakistan) ha studiato ingegneria in Pakistan, suo paese natale, prima di stabilirsi a Londra nel 1964, per lanciarsi in una nuova carriera. Abbandona le iniziali ricerche pittoriche intraprese a Karachi e comincia ad ammirare il lavoro sulla forma e sull’utilizzo di materiali industriali intraprese dai scultori britannici negli anni sessanta, come Anthony Caro e il suo allievo Phillip King. Sceglie di utilizzare travi metalliche per costruire sculture imponenti nello spazio espositivo, Sculpture No. 1 e Sculpture No. 2 (1965). Nel 1966 comincia a usare il termine “struttura” per qualificare le sculture modulari costituite da reticoli aperti che si ripetono. All’epoca era affascinato dalle forme elicoidali e diagonali, influenzato dalla sua formazione scientifica ma anche dal Costruttivismo Russo e dal movimento olandese De Stijl.

Negli ultimi anni ’80 Rashed Araeen ha lanciato una sfida all’establishment attraverso manifesti, articoli, la fondazione della riviste Black Phoenix (1978) e Third Text (1987) oltre alla curatela delle mostre The Essential Black Art (1987) e The Other Story (1989). A partire dal 1965 le opere di Araeen – griglie colorate di forme geometriche, torri o prismi modulari – hanno sviluppato un linguaggio minimalista nel quale principi tecnici si fondono con l’astrazione geometrica dell’arte islamica del IX-XIV secolo, il costruttivismo e de stijl. Nel 1968, un anno prima di conoscere le opere dei minimalisti americani, Araeen introdusse nei suoi lavori anche una dimensione cinetica, interattiva – i componenti potevano essere modificati dall’osservatore, assumendo nuove configurazioni. Nel 1985, poi, l’artista cominciò a creare collage teorici di griglie a nove sezioni con dipinti, disegni e fotografie. Le opere di Araeen sono state ignorate per decenni, il loro carattere innovativo non è stato mai pienamente riconosciuto e nel migliore dei casi ricondotte a tematiche postcoloniali, ma hanno posto un importante interrogativo su come potrebbe essere una “storia dell’arte inclusiva”, passando dalla “Other” alla “Whole story” (la “storia completa”), come recita il titolo della prossima mostra che curerà.

Fair & Lovely, 1985

L’opera del 1985 nasce in risposta a ciò che l’artista osserva durante i suoi viaggi in Pakistan. Da esule nota con molta facilità l’influenza che il mondo occidentale ha ed ha avuto sul suo paese natale, così sfruttando gli stilemi classici delle sue opere estremamente geometriche ed inquadrate in rigide strutture minimaliste, ritaglia ed assembla pubblicità trovate su vari giornali di creme sbiancanti. Le creme sbiancanti diventano un prodotto di largo consumo nel momento in cui l’ideale di bellezza locale viene sostituito da un ideale alieno, in questo caso, quello occidentale.

Scrive l’artista:

After living in London for some time and occasionally going to Pakistan, i began to notice the detrimental effect of western culture on life in Pakistan, particularly, the promotion of whiteness as a form of superior beauty. It was often done by using images of white/western women, or pakistani women who resembled them, in publicity ads for cosmetics. In fact, i had already noticed this in the early 1970s in an ad for whitening cream called EMEX; it read: “if you can’t finde a woman whit a white complexion to marry, get someone with black complexion. you can then make her white by using the EMEX”

Traduzione:

Dopo aver vissuto a Londra per qualche tempo, durante i miei viaggi in Pakistan, ho cominciato a notare l’effetto dannoso della cultura occidentale sulla vita lì, in particolare la venerazione della pelle bianca sineddoche di bellezza superiore. È stato spesso fatto uso di immagini con donne bianche / occidentali, o donne pakistane che assomigliavano alle precedenti, in pubblicità per i cosmetici. Questo, lo avevo già notato nei primi anni ’70 in un annuncio pubblicitario della crema sbiancante denominata EMEX; lessi: “se non riesci a trovare una donna con una carnagione bianca da sposare, sposane una con la carnagione nera, poi puoi farla diventare bianca utilizzando EMEX”


L.B.M.

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