Dopo la leggera nevicata di marzo, leggendo qua e là nei vari social commenti e post di persone arrabbiate o stupite dell’incontrollabilità del tempo (la notizia era stata data solo due settimane in anticipo!), mi son ricordato di un’opera che mi colpì particolarmente durante la mia visita alla Biennale di Venezia dell’anno scorso.

Shimabuku (kobe, Giappone, 1965) è un artista poliedrico, affascinato dalla natura e dalla terra, nel senso più ampio di ambiente della vita e delle culture umane. Alla Biennale di Venezia 2017 ha presentato il video The Snow Monkey of Texas – Do snow monkey remember snow mountains? nel quale porta ad alcuni macachi dalla faccia rossa (detti scimmie della neve), trasferiti dal Giappone al Texas nel 1972 (quelli presenti nel video fanno parte del gruppo di scimmie discendendi di quel primo nucleo trapiantato in quegli anni), della neve. Gli animali nel corso degli anni si sono dovuti adattare a questo cambiamento climatico imposto, ma cosa resta nei loro geni della loro memoria? è possibile che di generazione in generazione si siano tramandate il ricordo della neve?

Il video proposto in maniera surreale dall’artista, ci porta a riflettere sulla complessità del rapporto fra esseri viventi ed ambiente, mostrando ironicamente la storia dell’umanità, chiedendoci quindi se infondo siamo altro che esseri resilienti.

Rimanendo sul tema di Uomo/Ambiente/Adattamento, ma tralasciando il tema della neve vorrei parlarvi di un’artista molto legata al tema attuale dei migranti.

Bouchra Khalili (Casablanca, Marocco, 1975), giovane artista nordafricana, inizia a dedicarsi al tema dei migranti nel 2011. Il suo rapporto con questo concetto è davvero unico e particolare, lei in effetti non si dedica a raccontare le grandi migrazioni di massa, ma si interessa alle storie dei singoli migranti.

Nel 2011 nasce anche la serie Costellation, grandi fogli blu nei quali, evitando ogni confine geopolitico, traccia solo i percorsi e segna le principali città che ogni singolo migrante ha attraversato. Queste carte stellari diventano di conseguenza la narrazione della vita di una persona che privata della libertà si ritrova a condurre un’esistenza errabonda. In tal senso attribuisco a queste persone la qualità di essere resistenti, scegliendo spontaneamente di non rimanere nel proprio luogo d’origine per non adattarsi ad un cambiamento sbagliato, in contrapposizione a quelle persone che come le scimmiette dell’opera precedente continuano ad adattarsi ad ogni mutamento naturale o imposto che sia.


L.B.M.

Articolo scritto per The Mag