Ho scelto di parlare di due artisti apparentemente distantissimi l’uno dall’altra, ma che riflettono su temi molto simili, mescolando entrambi medium artistici diversi e si interrogano sulla comprensione che il pubblico ha delle opere d’arte.

Guan Xiao (Chongquing – Cina – 1983) è una videoartista e scultrice di origine cinese, particolarmente interessata ai video e alle immagini che trova online rappresentanti Icone culturali e pop, con i quali realizza videoistallazioni multicanale e oggetti tridimensionali riprodotti in serie.

L’opera che voglio proporvi si intitola David del 2013 costituita da un video su tre canali. Come suggerisce il titolo l’artista si avvale dell’opera rinascimentale scolpita da Michelangelo accostando immagini della famosa scultura, immagini scattate da turisti entusiasti di vedere l’opera d’arte e rappresentazioni su tazze, grembiuli e altra oggettistica che si trova in commercio. La sequenza delle immagini può apparire casuale, ma è accompagnata da una canzone cantata e mixata dall’artista. Quando Guan Canta “Non sappiamo come fotografarlo…registriamo ma non ricordiamo…” diventa evidente come il David sia un racconto allegorico e critico che si contrappone al nostro modo di vedere in una cultura iper-materializzata e amnesica.

Anri Sala (Tirana – Albania – 1974) è una delle figure di spicco della scena artistica contemporanea e internazionale. La sua opera proteiforme si sviluppa attraverso la pluralità di mezzi che l’artista si impegna a far convergere nell’ambito di produzioni ibride in cui dialogano film, performance, musica e architettura.

L’opera che qui vi presento è l’istallazione All of a Tremble (Encounter I) del 2016. Essa esprime le preoccupazioni dell’artista nei confronti delle proprietà scultoree del suono e testimonia l’attenzione rivolta al rapporto che interviene tra l’opera e l’architettura di un luogo. Attaccato ad una cimasa tappezzata da una carta da parati dai motivi ripetuti su tutta la superfice, un carillon suona la sua partitura. Notando bene si vede come il cilindro del carillon sia stato sostituito dal rullo decorativo con cui è stata stampigliata la carta da parati, in un attimo siamo catapultati in una stanza dove la musica a invaso e ricoperto tutte le pareti. L’effetto di sinestesia operato da questo sottile gioco di corrispondenze visive trasforma l’opera di Sala in un paesaggio familiare di cui il visitatore fa esperienza.


L.B.M

Articolo scritto per The Mag