In questa nuova rubrica vorrei presentarvi un giovane artista turco, sconosciuto ai più ma che incarna appieno il sentimento per il quale è nato questo blog.

Furkan Öztekin nasce nel 1993 a Tekirdağ, dopo la laurea presso il Dipartimento di Pittura della Facoltà di Belle Arti dell’Università Dokuz Eylül, ha completato i suoi studi post-laurea presso l’Istituto di Scienze Sociali dell’Università Namık Kemal nel Dipartimento di Pittura.

È stato uno dei partecipanti alla biennale di produzione e ricerca di Istanbul (2018-2019) e al programma di ricerca Arter (2020-2021).

Ha partecipato a mostre tra cui Akbank Contemporary Artists Prize Exhibition (2015); Young Fresh Different, Zilberman Gallery (2016); Colony, Abud Efendi Mansion / Schwules Museum (2017-2018); Positive Space, Operation Room (2018); Four Seasons In May, Mixer (2019); A Topography of its Own, Riverrun (2020); Internal/External, Simbart Projects (2021).

Le opere di Furkan Öztekin, principalmente collage o assemblaggi materici, si concentrano sul rapporto tra la società e gli individui con identità sessuali diverse. Nelle sue opere, possiamo osservare la soggettività del mondo queer che un individuo cerca di creare. Mira a interpretare l’ambiente in cui si trova e le idee che difende con un atteggiamento anti-omofobo.

Öztekin reinterpreta la nozione di spazio attraverso l’asse del silenzio, del vuoto, del tempo, dei limiti e del ritmo. Nelle sue opere, l’artista reinterpreta narrazioni storiche documentali su spazi di resistenza e memoria attraverso la lente della sua pratica artistica.

In particolare nella serie “Pink Journey”, Furkan Öztekin si concentra su eventi importanti nella storia della resistenza LGBTI+, come Ülker Street, Eryaman e Meis Site. L’artista, il cui scopo è fornire una nuova prospettiva attraverso lo scavo sociale con il suo spirito esploratore, sta conducendo nuove storie da foto immobiliari di case in affitto. L’esperienza personale di Öztekin e le sezioni che ha ottenuto da luoghi emarginati e criminalizzati si stanno combinando e evolvendo verso una soggettività queer.

Questa serie è particolarmente legato al precedente ciclo “Cruising” del 2017 composto da collage realizzati con fotografie di dettagli degli immobili e degli appartamenti in affitto in via Ülker e via Pürtelaş, storici luoghi della resistenza LGBTI+ durante gli anni ’90.

Queste fotografie raffiguranti case vuote delle quali i precedenti inquilini ci rimangono sconosciuti, indicano marcatamente l’ostracismo che ha avuto luogo negli anni ’90 verso la comunità queer. La parola stessa “cruising”, si riferisce oltre che ai luoghi d’incontro gay, all’essere in movimento da un luogo all’altro e ci invita a riflettere sulla storia dell’attivismo LGBTI+ in Turchia.